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Сентябрь
2021

Denise Pipitone, perché secondo l’ex pm Angioni lavorare con il commissariato di Mazara del Vallo era una missione impossibile

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Nel corso della diretta Instagram dello scorso 2 settembre sul profilo del blog @¬_conoscere di cui ho raccontato nel precedente post, la dottoressa Maria Angioni, che diresse le indagini sul rapimento di Denise Pipitone da ottobre 2004 a luglio 2005, a una mia esplicita domanda su quali fossero le difficoltà e gli impedimenti riscontrati durante il periodo in cui l’ex pm doveva avvalersi della collaborazione del commissariato di Mazara del Vallo, ha ribadito che erano accaduti diversi fatti per cui secondo lei non poteva esserci piena fiducia nelle operazioni di alcuni di quei poliziotti.

Capitava che alcuni esponenti di quel commissariato, racconta la Angioni, accusati di reati piuttosto gravi, venissero indagati, processati e assolti per l’elemento soggettivo perché si riteneva che l’abuso d’ufficio e il favoreggiamento fossero avvenuti senza intenzione di dolo e poi che di quegli stessi poliziotti, tornati operativi nello stesso commissariato, ci si dovesse avvalere per intercettazioni ambientali e telefoniche o ispezioni in una vicenda molto delicata come il rapimento di una bambina di soli 4 anni.

L’esempio più eclatante che la dottoressa Angioni fa durante la diretta è la vicenda del “Planet Sound”, discoteca di Mazara del Vallo in cui nei primi anni Duemila avveniva regolarmente spaccio di droga e sfruttamento della prostituzione. Il locale era gestito da tale C.F., che nel 2002 fu arrestato e condannato insieme ad altri pregiudicati e che era il fratellastro di V.T., ispettore del commissariato di Mazara del Vallo. L’ispettore V.T. e ad altri due esponenti di spicco del commissariato di Mazara furono accusati di divulgazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento e poi assolti, ma proprio V.T. fu uno dei poliziotti che nelle ore successive alla scomparsa di Denise, quel maledetto 1 settembre del 2004, ebbero l’incarico di ispezionare l’abitazione di Anna Corona e invece di recarsi nell’appartamento giusto situato al primo piano, si fermarono al pian terreno della palazzina di via Pirandello 55 e fecero visita alla casa di Giacoma Pisciotta, vicina della Corona.

Come già illustrato in questo post, Claudio Corona, fratello di Anna, fu arrestato nel 2012 nell’ambito dell’operazione “Tonno Bianco” legata al traffico di sostanze stupefacenti e, secondo un testimone a volto coperto interpellato dalla trasmissione Chi l’ha visto, avrebbe sempre intrattenuto frequentazioni con esponenti del mondo della criminalità organizzata e goduto della protezione di alcuni poliziotti. Se pensiamo che la dottoressa Angioni fu assegnata al fascicolo sulla scomparsa di Denise Pipitone solo a ottobre 2004 e si ritrovò a dover collaborare con elementi della polizia giudiziaria di cui a suo dire non ci si poteva completamente fidare, si comprende quali possano essere state le motivazioni che l’hanno spinta a dichiarare pubblicamente che le indagini sul rapimento della piccola di Mazara furono caratterizzate da una grave serie di omissioni, depistaggi e connivenze fra i sospettati e alcuni elementi delle forze dell’ordine, dichiarazioni per le quali dovrà pure affrontare un processo che inizierà il prossimo 23 dicembre.

A ciò si aggiungono le recenti dichiarazioni che la dottoressa Angioni ha fatto tramite il suo profilo Facebook riguardo al misterioso suicidio dell’ispettore Enrico Maira, avvenuto a Mazara del Vallo nel 1998, una morte per la quale la famiglia chiede ancora verità e giustizia. La Angioni scrive:

Pensare che possa trattarsi solo di coincidenze significa, perdonatemi l’espressione, avere le fette di salame sugli occhi.

L'articolo Denise Pipitone, perché secondo l’ex pm Angioni lavorare con il commissariato di Mazara del Vallo era una missione impossibile proviene da Il Fatto Quotidiano.




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