Turchia, Abdullah Öcalan annuncia lo scioglimento del Pkk: “È arrivato il momento di abbandonare le armi”
“Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan deve sciogliersi” in nome di un vero processo di pace. A 47 anni dalla fondazione, è lo storico leader Abdullah Öcalan, in carcere dal 1999 con una condanna all’ergastolo, ad annunciare la fine del Pkk, l’organizzazione indipendentista curda che in Turchia rivendica un proprio Stato nel Sud, una lotta che si è trasformata in una vera guerra con lo Stato centrale, soprattutto nella seconda fase della presidenza Erdogan. “Tutti i gruppi devono abbandonare le armi, il Pkk deve sciogliersi. Io chiedo di abbandonare le armi, mi prendo la responsabilità di questo appello”, sono le parole di Öcalan in un messaggio letto durante una conferenza stampa a Istanbul da politici del Partito filo curdo per l’uguaglianza e la democrazia dei popoli (Dem), la terza formazione nel Parlamento turco, che lo hanno incontrato questa mattina nel carcere sull’isola di Imrali, nel mare di Marmara, a sud di Istanbul.
Che qualcosa di storico stesse per accadere lo si era capito una ventina di giorni fa, quando il co-presidente di Dem, Tuncer Bakırhan, ha annunciato che Öcalan era pronto a lanciare un “appello storico” per risolvere definitivamente la questione curda in Turchia. “L’opposizione e la società turca vogliono una soluzione – aveva detto – L’opposizione e l’opinione pubblica vogliono che questo processo si evolva in un processo di pace. Non dovremmo perdere questa opportunità storica”. Un’opportunità che passa innanzitutto da una tregua, dopo anni di scontri, bombardamenti, attentati che hanno provocato decine di morti e fatto finire in carcere migliaia di persone, anche non direttamente collegate al Pkk, con l’accusa di far parte o di dare sostegno a un’organizzazione terroristica, come il partito è considerato dallo Stato turco.
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