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Fitzgerald, portavoce WADA: “Il caso Sinner dimostra che il sistema funziona bene”. Perché Jannik ha pagato e il suo team no

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La vicenda Sinner-Wada sembra già bella che conclusa, e mentre i Carota Boys architettano un marchingegno per teletrasportarsi al 5 maggio 2025 – data in cui il numero uno al mondo potrà riprendere la sua attività nel circuito – ed ingannare l’attesa agonizzante dei tre mesi di stop, emergono nuovi dettagli sui trascorsi legali che hanno visto protagonisti l’Agenzia Mondiale Antidoping e Jannik Sinner (e i suoi avvocati).

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera (e come anticipato dalla BBC) la WADA avrebbe proposto due soluzioni in due lassi temporali differenti agli avvocati dell’azzurro, presentandosi dapprima alla fine di gennaio e successivamente all’inizio del mese di febbraio, momento in cui ha avuto inizio la mediazione per l’accordo, firmato poi il 14 di febbraio. “Ci è voluto un po’ a convincere Jannik che era la cosa giusta da fare”, aveva detto il legale del n. 1 Jamie Singer, che ha optato per il patteggiamento alla luce del fatto che Wada si è resa conto che 12 mesi non sarebbero stati appropriati per un caso così particolare, derivato da circostanze molto specifiche – come affermato dal portavoce della Wada James Fitzgerald.

Ciò che stupisce della travagliata vicenda, è che, alla fine della fiera, Jannik Sinner ha pagato per tutti. Il caso clostebol, scaturito principalmente da una negligenza del team dell’altoatesino, in particolare dall’ex preparatore Umberto Ferrara e dall’ex fisioterapista Giacomo Naldi, ha visto quest’ultimi rimanere impuniti poiché Nado Italia (l’Organizzazione Italiana Anti-Doping, ndr) non ha aperto un procedimento a causa della mancanza dell’elemento dell’intenzionalità”, che dunque “assolve” – anche se non è nemmeno mai iniziato un processo – Naldi e Ferrara. “Il caso dimostra che il sistema funziona bene”, afferma Fitzgerald, anche se su questo ci sarebbe da porsi più di qualche domanda.

Oltre al danno, la beffa. L’introduzione del nuovo codice previsto dalla WADA, che entrerà in vigore a partire dal 2027, punirà gli atleti contaminati alla stregua di Sinner, dalla reprimenda ai due anni, togliendo di mezzo la possibilità di un anno di squalifica. Jannik dunque, con tale regolamento, se la sarebbe cavata – molto probabilmente – con un nonnulla, invece si vede costretto a rimanere emarginato dalle competizioni sino all’inizio degli Internazionali d’Italia, dove potrà tornare a brillare dinanzi al proprio pubblico.

Fitzgerald, infine, ha anche spiegato il motivo della retrodatazione dell’accordo, con la squalifica che è stata fatta iniziare dal 9 febbraio perché quello è il momento in cui è iniziata “una concreta discussione tra le parti”. Inizialmente si era sollevato qualche dubbio visto che Sinner si era allenato a Doha nei giorni successivi al 9 febbraio e prima dell’inizio del torneo, ma ovviamente non rischia nulla visto che “la sanzione non era ancora finalizzata”.




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