Per convenzione si dice che tre pedoni valgono un cavallo o un alfiere, cinque una torre, dieci la regina.
Questo consente ai giocatori scambi di materiale eterogeneo di pari valore e di conoscere se sono o meno in vantaggio di materiale rispetto l’avversario e quindi suggerire loro la linea di gioco da adottare per conseguire un risultato positivo.
Un buon giocatore sa però che la parità o il vantaggio di materiale posseduto, pur sempre importante non sempre basta a pareggiare o vincere la partita:
Altri fattori, spesso decisivi, da tenere in conto sono:
LO SPAZIO conquistato (sulla scacchiera)
I TEMPI DI GIOCO impiegati (cioè le mosse)
LA COLLOCAZIONE in armonia tra essi dei pezzi in gioco di modo da esprimere coralmente il massimo della potenza intrinseca.
Ed è da tenere in conto l’ipotesi, fuori controllo preventivo, del cosiddetto SACRIFICIO – posizionale o meno – che sovverte ogni schema e sconcerta chi lo subisce.
C’è chi replica con sarcasmo e risponde che …è meglio sacrificare i pezzi dell’avversario che i propri e mantiene la propria calma, forte della convinzione di poter confutare i piani dell’avversario e c’è chi perde serenità e si ritrova su sentieri sconosciuti non suggeriti dalla teoria.
Per spiegarmi meglio su quanto precede propongo alla Vostra attenzione quattro partite da me giocate in anni lontani (due per corrispondenza e due a tavolino). Sono state partite ufficiali, di torneo. Spero siano gradite.