Accordo sul Recovery Fund. Ma chi è Rutte il grande cattivo contro l’Italia
C’è l’accordo sul Recovery Fund: alle 5.32 del 21 luglio è arrivato l’annuncio. Proprio come una nascita, dopo un lungo travaglio, che sì, c’è stato eccome. Sembrava non dover arrivare questo fondamentale accordo, soprattutto per i “no” ripetuti del primo ministro olandese Mark Rutte che fino all’ultimo ha precisato che il negoziato poteva fallire da un momento all’altro.
Ecco cosa prevede l’accordo raggiunto dai 27 capi di Stato e di governo dell’Europa a Bruxelles: 750 miliardi di euro, ovvero 858 miliardi di dollari, con una riduzione dei sussidi dai 500 miliardi di euro ai 390 miliardi di euro da destinare ai Paesi colpiti dalla pandemia da coronavirus. All’Italia andranno 209 miliardi: 82 di sussidi e il resto prestiti.
Giornata storica per l’Europa, e per l’Italia!
Posted by Giuseppe Conte on Monday, July 20, 2020
Una giornata «storica», così come l’ha definita la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sottolineando che «questa volta l’Europa non può essere accusata di aver fatto troppo poco e troppo tardi». Immediato il commento del premier Giuseppe Conte, al termine del vertice. «Siamo soddisfatti: abbiamo approvato un piano di rilancio ambizioso e adeguato alla crisi che stiamo vivendo», ha sottolineato aggiungendo che verrà immediatamente attivata una task force «per partire al più presto».
Il vertice durato 90 ore ha visto la divisione dei leader in due «fazioni»: quella dei paesi frugali, cioè Austria, Danimarca, Svezia e Paesi Bassi, guidata dal premier olandese Rutte, definito a più voci «il cattivo» e quella dei paesi del Sud Europa, a cui apparteneva anche l’Italia.
Lo scontro è stato in particolare sull’attivazione del «freno d’emergenza», per capirlo occorre fare un passo indietro. Per accedere al fondo ogni Paese dovrà presentare un piano dettagliato di utilizzo e la Commissione avrà due mesi di tempo per approvarlo, decidendo in base al rispetto delle linee già indicate da Bruxelles. In particolare, Rutte voleva che l’approvazione di ogni piano passasse dal Consiglio Europeo permettendo quindi a ogni singolo governo di opporsi. Non sarà così: i finanziamenti verranno decisi dai leader riuniti nel Consiglio Ue, ma con una maggioranza qualificata. Per bloccare l’erogazione dei fondi servirà un gruppo di paesi che rappresenti almeno il 35 per cento della popolazione.
A conti fatti, Rutte, tra i leader più longevi dell’Unione Europea, insieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel, non ha portato a casa tutto ciò che voleva. Dall’inizio della sua carriera politica si è distinto per la sua capacità di negoziazione, la sobrietà (tra le cose più volte sottolineate del premier olandese ci sono l’appartamento modesto in cui vive, la bici con cui si sposta molto spesso, quando non prende la Saab) e il rispetto delle regole.
Di recente non passò inosservato il suo comportamento seguito alla morte della madre anziana, ricoverata in una struttura per anziana. A causa delle restrizioni imposte per il contenimento della pandemia, Rutte non aveva fatto più visita alla madre, nonostante le gravi condizioni e poche ore dopo la sua morte si presentò comunque a guidare una importante riunione di governo.
