Venezia, morto a causa dell'amianto: maxi risarcimento dal Porto
VENEZIA. Maxi risarcimento da oltre mezzo milione di euro ai familiari di Francesco Pavanello, dipendente del Porto morto per tumore ai polmoni dovuto all’esposizione all’amianto. Lo ha stabilito la seconda sezione del tribunale civile di Venezia, che ha condannato l’Autorità di Sistema Portuale a restituire 585 mila euro a moglie, figlie e nipoti di un dipendente della Compagnia Lavoratori Portuali di Venezia.
Che la morte per esposizione all’amianto fosse stata responsabilità del Porto, lo aveva già stabilito una sentenza del giudice del lavoro del tribunale di Venezia del dicembre del 2016. Una delle tante vittime che, dopo anni di esposizioni ai materiali cancerogeni e senza le dovute protezioni sul posto di lavoro, hanno sviluppato una forma di mesotelioma pleurico. Nel caso specifico, Pavanello per anni era impiegato nel carico e scarico di sacche d’amianto dalle navi in arrivo.
Il tutto, senza nessuna forma di protezione dalle esalazioni. Da quella decisione del 2016, poi, era nata la costola giudiziaria in sede civile. I familiari dell’ex operaio, difesi dall’avvocato Matteo Pasqualato, hanno chiesto il risarcimento del danno non patrimoniale dovuto alla perdita di un proprio familiare. Sul punto, però, l’Autorità di Sistema Portuale aveva provato a eccepire il proprio difetto di legittimazione.
Tradotto, la linea difensiva del Porto aveva provato a tirarsi fuori dalla vicenda scaricando la responsabilità sulla Compagnia Lavoratori Portuali, presso la quale l’ex dipendente era stato assunto. Niente da fare, però. Secondo il tribunale, infatti, dal giugno del ’99 l’Autorità era subentrata a tutti gli effetti nell’organizzazione del Porto di Venezia, e quindi «nella proprietà e possesso di tutti i beni aziendali, nonché dei rapporti in corso, compresi quelli lavorativi».
Di conseguenza, il tribunale di Venezia mette nero su bianco «l’eventuale responsabilità» in capo all’Autorità «dei danni alla salute patiti dai lavoratori della Compagnia dei Portuali che operavano all’interno del porto in conseguenza dell’esposizione a fibre di amianto». Ce n’è quanto basta, per i giudici, per riconoscere 200 mila euro a favore della moglie dell’operaio; 175 mila euro per il secondo figlio, trentaquattrenne all’epoca della morte del padre e che conviveva con i genitori; 150 mila euro per l’altro figlio della coppia, 37 anni quando il padre morì e sposato con due figlie. Per ciascuna delle due nipoti, infine, riconosciuti 60 mila euro per aver perso il nonno.
