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Mantova, test rapidi anche dal pediatra: «Ma avremo solo 20 tamponi»

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MANTOVA. L’inferno di primavera si è stemperato nel limbo di questo autunno nuovamente aggredito dal virus. Ma l’efficienza è ancora lontana. «Alcuni aspetti vanno decisamente meglio, come la fornitura di mascherine e camici, altre cose richiedono degli aggiustamenti. I tamponi, ad esempio» osserva Rino Rosignoli, segretario regionale della Federazione italiana medici pediatri (Fimp).

L’affanno dei pediatri replica quello dei medici di famiglia: anche loro sono sotto stress per la tempesta di telefonate, soprattutto adesso che stanno aumentando i contagi nelle scuole. «Ci chiamano per richieste di chiarimento sul discorso Covid e per le vaccinazioni antinfluenzali – conferma Rosignoli – per fortuna, al momento, la situazione è ancora tranquilla dal punto di vista dell’afflusso di patologia, ma abbiamo dovuto ridurre i controlli di salute sui bambini sani». A proposito di tamponi, a luglio denunciava Rosignoli l’assenza di linee guida precise rispetto alla gestione dei bambini potenzialmente infetti, e l’inefficienza di una procedura troppo dilatata nei suoi passaggi. «Come va ora? È stato firmato un accordo nazionale per l’esecuzione di test rapidi direttamente in ambulatorio, con il vantaggio di una risposta immediata, ma l’intesa deve essere ancora calata nelle singole realtà locali – risponde – È necessario regolare l’afflusso per evitare il rischio di contagio, e sono state sollevate delle perplessità da parte di chi opera in ambulatori uniprofessionali, per questo si stanno cercando delle soluzioni con le Ats e i Comuni. Ma c’è un’altra questione che ci preoccupa».

Quale? «Dal commissario Arcuri saranno forniti 20 tamponi a pediatra, è un punto di partenza, ma potrebbero non bastare, anche perché la situazione di Mantova, attualmente gestibile, tende a peggiorare. Eppure, alla richiesta di definire meglio le condizioni cliniche per effettuare il tampone non ci è stato risposto, saremo lasciati soli a decidere caso per caso. È chiaro che se i contagi nelle scuole dovessero aumentare, dovremo chiedere più tamponi. Per tutelare soprattutto gli insegnanti e il personale. Siamo sempre tra l’incudine e il martello».

Nuovo capitolo, altro affanno: «I vaccini antinfluenzali arrivano con il contagocce – ripete Rosignoli – e questa incertezza ci crea problemi con gli appuntamenti». Due i tipi di vaccino previsti: quello tradizione, iniettabile, riservato ai bimbi sotto i 24 mesi con patologie croniche, l’altro, mai usato prima, in forma di spray nasale, dai 2 ai 5 anni. Per i bambini più grandi, che non appartengono a categorie a rischio, se ne parlerà se e quando rimarranno delle dosi.

Non è l’inferno di primavera, ma il quadro è complicato, l’influenza non si è ancora scatenata, e a fine mese Rosignoli dovrà andare in pensione: «Non sparisco, continuerò l’attività libero-professionale in città – assicura – ma, soprattutto, sarà garantita la continuità della forma associativa degli ambulatori Ape, a Valdaro, dove si offrono anche prestazioni infermieristiche. Non ci sarà alcun vuoto».




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