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Январь
2021

Covid, numeri di telefono falsi o mancate risposte: così i positivi in quarantena si rendono irreperibili

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VENEZIA. «Esiste una percentuale di positivi che non rispondono ai controlli dei nostri uffici o che hanno fornito ai sanitari un numero inesistente per non essere tracciati, ormai si parla di centinaia di casi nell’ultimo mese. Non siamo in presenza di un reato ma dovremo anche pensare a che provvedimento adottare perchè non rispondere ripetutamente o dare un dato sbagliato dovremo pensare di segnalarlo visto anche che trasmettiamo i nominativi dei positivi alle forze dell’ordine». A parlare del fenomeno crescente dei "positivi latitanti" è stato il direttore generale della Sanità della Regione Veneto Luciano Flor.

«Abbiamo non decine, ma centinaia e centinaia di casi in tutte le province di persone che si rendono irreperibili durante la quarantena o l’isolamento fiduciario, persone che non rispondono al telefono quando chiamano gli operatori del Servizio d’igiene oppure danno numeri falsi, che alla telefonata dell’operatore risultano inesistenti. Ora - prosegue Flor - io posso anche capire il caso isolato, quello che non sente il telefono perché è in soffitta o in cantina, ma qui c’è la chiara volontà di eludere l’obbligo di restare a casa e di sottrarsi al controllo del servizio sanitario, col rischio di infettare altre persone».

La situazione in Veneto. In Italia, come in Lombardia e in Emilia-Romagna, nel corso della seconda ondata il numero massimo di ricoverati in rianimazione è stato raggiunto alla fine di novembre. Nel Veneto, invece, il numero di ricoverati in terapia intensiva continua ad aumentare, raggiungendo il 2 gennaio 2021 il livello di 76 ricoverati per milione di residenti. Il Veneto è oggi la regione italiana con il numero più elevato dei ricoverati Covid-19 in rianimazione, il 77% in più rispetto alla media nazionale. L’unica altra zona a superare i 60 ricoverati per milione è la provincia di Trento. Ma mentre a Trento la discesa di questo indicatore è iniziata ormai da una decina di giorni, in Veneto la crescita non si è mai arrestata, ed è stata solo un po’ più lenta nel mese di dicembre rispetto a quelli di ottobre e novembre.

Nella prima ondata le cose sono andate in modo assai diverso. In primo luogo, a livello nazionale, la discesa dei ricoveri è stata rapida quasi come la salita: un mese dopo aver raggiunto il massimo di 67 ricoveri per milione di abitanti, l’indice era già appena superiore a 20, azzerandosi quasi a inizio maggio, due mesi dopo aver raggiunto il valore massimo. Oggi invece, un mese dopo aver raggiunto il picco di 62 ricoveri per milione, l’indice è ancora superiore a 40, e registra negli ultimi giorni una preoccupante stabilizzazione. Nel Veneto della prima ondata l’epidemia seguì i trend e i livelli medi nazionali. Nella seconda ondata, invece, l’andamento è assai diverso, tanto da superare oggi il massimo registrato a fine marzo, nel culmine della prima ondata.




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