Conegliano, molestie di un fotografo durante gli scatti della Comunione
CONEGLIANO. «Secondo me quel signore non è sposato perché, se lo fosse, le mani nei pantaloni non le metteva a noi ma a sua moglie».
È durante un pranzo in famiglia, nell’ottobre del 2020, quando una bambina di 10 anni dice questa frase che fa trasalire i genitori. Ed è sempre in quell’occasione che la sorella, di 13, conferma che due anni prima, nel maggio 2018, “quel signore” l’aveva molestata nella stessa occasione, durante un servizio fotografico per la prima Comunione, mettendo le mani nelle sue parti intime.
Da allora, la vita della famiglia è stata stravolta. Così come quella del fotografo, che lavora nella zona del Coneglianese, finito sotto inchiesta con la pesantissima accusa di atti sessuali con minorenni.
Ora le indagini sul fotografo sono state chiuse e il pubblico ministero Mara Giovanna De Donà ha chiesto il suo rinvio a giudizio.
Una vicenda molto delicata in cui, da una parte, c’è una famiglia, che punta il dito contro l’imputato e che crede fermamente a quello che hanno raccontato le due ragazzine, anche perché - ritiene - difficilmente avrebbero fatto un racconto così dettagliato e circostanziato, e dall’altra un noto e stimato fotografo che respinge ogni accusa.
Dove stia la verità, sarà il giudice delle udienze preliminari ad esprimersi se la denuncia abbia fondamento tale da rinviare a giudizio il professionista. In base ai racconti delle due sorelline, le molestie sarebbero avvenute nell’avviato studio fotografico del professionista.
Il primo episodio, alla ragazzina più grande, nel maggio 2018, quando aveva 11 anni. Quel giorno la piccola era stata portata dalla madre nello studio fotografico del professionista perché le facesse le foto della Prima Comunione.
Solo che dovette lasciare la piccola per alcuni minuti da sola con il fotografo, in quanto s’era dimenticata i guanti bianchi ed era tornata a casa a prenderli.
«L’avevo lasciata lì - ha detto poi la donna in sede di denuncia ai carabinieri - fidandomi di quell’uomo, in quanto, vista l’età, lo ritenevo quasi un nonno».
Quando la donna poi tornò, notò subito che la ragazzina era strana, quasi a disagio, ma alla sua richiesta se fosse successo qualcosa, la piccola negò e sul fatto calò il silenzio. Fu un paio d’anni dopo, durante un pranzo di famiglia, che la piccola, di 10 anni, uscì con quella famosa frase dei palpeggiamenti sotto i pantaloni, dopo che il fotografo sotto inchiesta chiamò i genitori per avvertire che il book fotografico era pronto.
In altre parole, dopo quella frase, la piccola, sollecitata dai genitori, raccontò che il fotografo l’aveva palpeggiata nelle parti intime e la sorella più grande confermò tutto, raccontando a sua volta l’esperienza vissuta nello studio fotografico un paio d’anni prima, quando la madre s’era assentata per andare a prendere i guanti bianchi della prima Comunione, dimenticati a casa.
E per corroborare quanto detto, la ragazzina in quell’occasione mostrò un book fotografico “segreto”, di cui i genitori non conoscevano l’esistenza, in cui la ragazzina era ritratta in costume o senza top con il seno racchiuso nelle mani.
«Me ne ha fatta una anche senza le mani davanti al seno però non l’ha stampata», ha aggiunto la ragazza. Ora la vicenda, molto delicata, è destinata tra alcuni mesi ad approdare davanti al giudice delle udienze preliminari.
