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Январь
2022

La Serbia accoglie il suo “martire” Djokovic. Il presidente: «Caccia alle streghe»

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BELGRADO C’è un video della radiotelevisione serba RTS in cui appare il giovane Djoković che alla domanda dell’intervistatore, un ragazzo che sembra qualche anno più vecchio di lui e che gli aveva chiesto quale era il suo sogno della vita, Novak decisamente rispondeva di voler diventare il numero uno al mondo. Aveva solo sette anni in quel video, Novak Djoković, oggi è il miglior giocatore di tennis che ha sempre creduto nei suoi sogni.

Djokovic, il presidente della Serbia: "Può tornare a testa alta" foto da Quotidiani localiQuotidiani locali

«Da ragazzo sognavo spesso di giocare al torneo di Wimbledon», ha detto una volta Djoković. L’ha giocato ed ha vinto, ben sei volte, così come nella sua carriera finora ha vinto tutti gli altri tornei. In totale venti degli Slam conquistati in carriera.

SERBIA TENNIS NOVAK DJOKOVIC

E se avesse vinto il torneo dell'Australian Open 2022 che comincia oggi, sarebbe stato uno dei migliori giocatori con più tornei vinti nella storia del tennis. Purtroppo questo sogno non potrà avverarsi in quanto Novak Djoković ieri è stato espulso dall’Australia dopo la sentenza definitiva del tribunale federale di quello Stato, che ha respinto all'unanimità il ricorso del campione serbo contro l'annullamento del visto.

La saga Djoković che ha travolto il mondo dello sport, ma anche il mondo intero in quanto lui sarebbe arrivato in Australia non vaccinato contro il Covid, pare sia finita. Negli ultimi dieci giorni la caccia mediatica mondiale al campione serbo lo ha fatto diventare da uomo bravo e forte un no vax menefreghista. E così questo affaire ha avuto una immediato eco internazionale che in Serbia si è subito declinato su toni nazionalistici, facendo di lui l’ennesima vittima di un popolo su cui sono cadute tutte le colpe per la guerra negli anni Novanta nei Balcani occidentali.

Lo stesso pensa il padre del campione serbo: ieri Djokovic senior ha scritto sui social in riferimento alla battaglia del figlio persa contro il governo australiano: «Il tentativo di assassinare il miglior sportivo del mondo è finito, 50 proiettili nel petto di Novak». Il messaggio avrebbe trovato il sostegno di migliaia di fan di Djoković nel suo paese di origine, se non fosse stato cancellato qualche ora dopo dallo stesso padre, che ha poi spiegato che lui ha solo condiviso il post di un altro sostenitore di Nole.

Oltre alla retorica impiegata dal padre di Djoković in tutta questa vicenda, che riprende molti cliché che dagli anni Novanta che hanno fatto la fortuna della propaganda nazionalista serba, il sostegno immediato alla battaglia persa del tennista è arrivato subito altrettanto forte da parte del presidente serbo Aleksanadar Vučić.

«Questa sembra la caccia alle streghe», ha detto Vučić, aggiungendo che Novak ora può tornare in Serbia dove è sempre il benvenuto e dove può guardare tutti negli occhi a testa alta. Dalle parole del padre, che giustificatamente voleva solo difendere il figlio, e dalle parole del presidente serbo, che pare abbia solo voluto difendere il suo cittadino, per caso campione del mondo, sembra che tutto l'Occidente, compresa l’Australia, odi la Serbia.

Difendere Djoković non significa difendere il paese. Lui non è né una vittima dell'attentato né una strega. In questo momento purtroppo risulta piuttosto una marionetta nelle mani del governo di Belgrado, che sta strumentalizzando la popolarità del campione.

Djoković sicuramente non sarebbe partito per l'Australia se non gli fosse stato rilasciato un visto valido e se non ci fossero state le garanzie da parte degli organizzatori dell’Australian Open. D’altra parte, avrebbe potuto indovinare a cosa sarebbe andato incontro in quanto per entrare in Australia bisogna essere vaccinati. Che sia colpa sua o di qualche errore umano compiuto dal suo staff durante la compilazione dei moduli per ottenere il visto, come ha dichiarato recentemente lo stesso Djoković, lui non giocherà ad uno dei più grandi tornei. Forse rischia anche il divieto di ingresso in Australia per tre anni. Ma nonostante ciò che sembra avere perso questa volta e mentre sta tornando in Serbia, per il suo popolo che lo aspetta impaziente, lui rimane il numero uno, per sempre.




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