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Январь
2022

Sassuolo, dai reattori nucleari al cuore: l’ingegnere che cura l’aorta

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SASSUOLO.  I giovani cervelli sassolesi in giro per il mondo fanno emergere, questa volta, il nome di Giulio Franchini, ex studente dell'istituto Volta ed oggi ricercatore ed impegnato in un dottorato alla Mc Gill University di Montreal, in Canada. Franchini, con un gruppo creato ed amalgamato dal professor Marco Amabili (che lo ha espressamente voluto, dopo averlo avuto in Italia) di cui fanno parte anche Ivan Breslavsky, Francesco Giovanniello, Alì Kassab e Gerhard Holzapfel, ha raggiunto un’ottima notorietà nel mondo scientifico.

Come detto era partito dal Volta, sezione “liceo tecnologico”, poi laurea in ingegneria civile a Modena, magistrale a Montreal e dottorato in ingegneria meccanica, nel campo delle vibrazioni dei reattori nucleari. Adesso la ricerca del gruppo si è focalizzata sull'aorta umana. «Abbiamo studiato per primi – spiega Franchini - i comportamenti meccanici del tessuto aortico umano, con muscolatura liscia attivata, creando un modello che rende possibile la simulazione del comportamento delle aorte senza più esperimenti aggiuntivi. Questo è inestimabile nella progettazione di aorte artificiali al fine dell’impianto, considerando anche che le malattie cardiovascolari in Canada rappresentano la categoria più costosa. Quello che abbiamo intenzione di dimostrare con la nostra equipe è che le protesi in uso nelle complicanze aortiche possono essere migliorate a beneficio dei pazienti».

Lo studio sul “Ruolo dell'attivazione della muscolatura liscia nella caratterizzazione meccanica statica e dinamica dell'aorta umana” è in procinto di essere pubblicato dalla rivista scientifica dell'Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti. «Prima del nostro studio – aggiunge - si riteneva che il ruolo del muscolo nelle proprietà meccaniche del tessuto aortico fosse trascurabile. Pertanto, i ricercatori hanno studiato le proprietà del tessuto aortico passivo senza alcuna attivazione muscolare. Il nostro gruppo ha messo in dubbio questa ipotesi e ha studiato l'effetto dell'attivazione muscolare. Abbiamo eseguito il primo studio completo in assoluto delle proprietà meccaniche statiche e dinamiche dei tessuti aortici con muscolatura liscia attivata. In un ambiente sperimentale accuratamente elaborato che coinvolge l'azione di sostanze chimiche, come la noradrenalina. Sulla base dei risultati degli esperimenti, è stato sviluppato un nuovo modello del tessuto aortico, che comprende sia il comportamento attivo che quello passivo. Questo modello rende possibile la simulazione del comportamento delle aorte naturali senza eseguire più esperimenti aggiuntivi, il che è inestimabile nella progettazione di aorte artificiali che possono essere impiantate per la riparazione dell'aorta, ad esempio in caso di aneurismi». Soddisfazione piena e consapevolezza che l'applicazione ed in lavoro “pagano”. «Si tratta di un traguardo ragguardevole – continua il 31enne ricercatore sassolese – perchè finora avevo visto pubblicate le mie ricerche in riviste specializzate di minor importanza, anche se ragguardevoli. L'articolo questa volta, ottenuta l'approvazione della comunità scientifica americana, uscirà il prossimo 18 gennaio e sarà un traguardo davvero gratificante». Futuro? «Riparto a giorni per il Canada, altre sfide mi attendono”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA




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