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Январь
2022

Moretti: «Basta con i personalismi a Monfalcone, rifondiamo il Pd e appoggio a Morsolin»

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MONFALCONE. Pacta sunt servanda, i patti si devono rispettare. E ci mancherebbe. Se ne fa garante anche Diego Moretti, capogruppo regionale e segretario provinciale democratico, che anche nel pasticciaccio brutto (per il Pd) delle primarie ci mette sempre e comunque la faccia. «Non ci si può tirare indietro assolutamente», dice. Ma bisogna iniziare a «ricostruire». Dunque dopo lo spartiacque del 15 gennaio, lealmente i dem remeranno dalla stessa parte di quello che, del resto, è sempre stato l’alleato più fidato, la Sinistra. Doputto insieme si son erette giunte e governi cittadini.

Il primo appiglio da cui ripartire è proprio questo: dal gioco di squadra. Mettendo da parte i «personalismi». Perché se c’è una cosa, ma non soltanto una in realtà, che ha favorito Cristiana Morsolin nella corsa a tre per candidare al municipio – una galoppata che fino a un paio di mesi fa forse la stessa non si aspettava di sostenere da outsider – è stata proprio la «squadra», parola su cui non a caso Moretti, in mezz’ora di telefonata, pone l’accento più volte.

Perché il fare squadra, in casa Pd, è palesemente venuto meno. Non certo per colpa del candidato designato, Riccardo Cattarini, o della segretaria Michela Percuzzi (a proposito che farà ora? ). Ma perché, nel segreto dell’urna, tra i democratici ci sono stati dei franchi tiratori. Chi sotterraneamente, in questi mesi, ha fatto il tifo per l’ “altro”, Davide Strukelj. «Strukelj è stato un bravo candidato – commenta Moretti –, si è prestato in buona fede, ma è stato usato da qualcuno». Anche da qualcuno del Pd? «Spero di no», replica il segretario. Se l’«operazione Strukelj», congegnata per imporre un civico, doveva servire a sparigliare le carte e a scalare internamente il Pd, all’indomani delle primarie è evidente come in realtà si sia sciolta al sole e abbia ottenuto altro esito. Almeno agli occhi di Moretti. «Il dato politico a emergere è che quella compagine lì, quella dei Greco e dei Polli, ne esce peggio di noi, dalle primarie», afferma. Si sono mossi mari e monti e il terzo posto appare come una magra, magrissima consolazione.

L’analisi, imprescindibile per proseguire nel percorso verso le amministrative, non si esaurisce qui. E «non si può pensare di scaricare tutto su una o due persone: il risultato limpido di sabato deve far riflettere tutti», ancora Moretti. Ci sono delle «belle individualità» dentro il Pd, ma «se non si gioca in squadra e uno corre in difesa, l’altro in attacco, non si tocca palla». Peggio: si rischia l’autogol.

Ora è necessario invece «guardare avanti». La riflessione, doverosa, va consumata in fretta: poi ci si deve proiettare sul voto comunale. Anzi si è sprecato fin troppo tempo (otto mesi in discussioni tra partiti, rammenta il dem), che si sarebbe potuto utilizzare per allestire meglio le primarie, fare più pubblicità, informazione, catalizzare un maggior numero di votanti e magari non in piena quarta ondata Covid. Ma recriminare è sterile, adesso è il momento di «appoggiare Cristiana, che è stata brava, e capire quale ruolo può svolgere la coalizione di centrosinistra per ottenere gli esiti sperati». Moretti traccia la strada. Nei prossimi giorni dovrà parlare prima con Cattarini e poi con Michela Percuzzi, per capire cosa intendono fare. «Ormai è andata così e non ci si deve far prendere dalla delusione o rabbia del momento – sempre il segretario –: dobbiamo ripartire cambiando atteggiamento, metodo e presenza sul territorio. Essere un riferimento locale era il nostro punto di forza, mentre ora i voti ci sono, e mi riferisco ai consensi nazionali, ma sembrano mancare i contatti». «Da questa situazione – arringa – si colga la forza per spingersi in avanti. Insieme. Se qualcuno pensa di ricavare solo benefici personali, si sbaglia. È ora di mettere da parte i personalismi: siamo tutti sulla stessa barca».

E se questa è la grande missione del Pd, pure Morsolin, uscita vincitrice che di più non si può, un esito in fondo non così imprevedibile se si guarda ai numeri dell’affluenza (627 votanti quando nel 2001, ma non c’era di mezzo la pandemia, se ne contarono 1.584), ha la sua sfida personale. Recuperare voti al centro. Obiettivo non semplice per lei, che inevitabilmente si pone come una candidata marcatamente di sinistra. Ma Cristiana Morsolin non è più quella del 2003, che raccolse il timone del Sociale dalla madre Licia Rita. Di acqua ne è passata sotto i ponti. Ha cambiato linguaggio, ha molto studiato (nel 2021, en passant, da studentessa-lavoratrice la seconda laurea in Psicologia) e alle primarie è arrivata armata di slide, santini e proposte: ha scandito progetti, è rimasta ancorata a terra. E se non vuole che il centro diventi prateria politica esclusiva di chi siede in maggioranza dovrà conquistare terreni che non le sono propri.




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