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Январь
2022

Quirinale, il politologo Tarchi: «Verdini ha ragione, Salvini si gioca la carriera se continua ad assecondare Berlusconi»

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FIRENZE. Silvio Berlusconi rischia di «sprofondare nel ridicolo». E Matteo Salvini può giocarsi la carriera politica «se lo assecondasse ancora» nei suoi sogni quirinalizi. Per Marco Tarchi, professore di Scienze politiche a Firenze e politologo fra i più attenti ai rapporti di forza nel centrodestra, c’è un profilo che eviterebbe a Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia «il disastro» paventato nella lettera inviata da Denis Verdini a Fedele Confalonieri e Marcello Dell’Utri, svelata dal Tirreno, quello della presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati.

Professore, Berlusconi ha davvero delle chance di essere eletto al Quirinale o la lettera di Verdini è in fondo un suggerimento a farsi da parte?

«Propendo per la seconda lettura. L’affannosa ricerca di voti di grandi elettori a suon di telefonate, oltre ad essere estremamente incerta negli esiti, rischia di far risprofondare nel ridicolo una figura che già in passato è più volte incorsa in questo rischio. Verdini, che di manovre se ne intende, ha di sicuro colto l’azzardo e ha voluto fare pressione su Berlusconi nell’unico modo che forse può essere efficace per farlo desistere dall’intestardimento: prenderlo dal versante degli affetti personali. Gianni Letta e Confalonieri sono gli unici in grado di poter giocare la carta dell’amicizia per evitargli una brutta figura».

Lega e Fdi stanno litigando sui grandi elettori nelle regioni. Sta implodendo il centrodestra dopo questa lettera?

«Non credo, ma certamente la concorrenza fra questi due partiti, che si rivolgono in buona parte allo stesso elettorato e utilizzano argomenti piuttosto simili, è strutturale, inevitabile e quindi destinata a riaccendersi in qualunque momento importante. Il centrodestra è il classico caso di matrimonio di convenienza fra soggetti che, in fondo, hanno molti motivi per detestarsi».

Chi deve essere il kingmaker? Salvini o Berlusconi?

«Berlusconi è da un pezzo fuori gioco nelle partite che veramente contano: continua ad avere un suo ruolo di facciata, ma nella sostanza non è lui a poter decidere. Salvini potrebbe pesare, perché in questo momento nel centrosinistra non è visto troppo male, ma l’insipienza strategica che ha più volte dimostrato in passato lascia adito a dubbi».

Verdini nella lettera sottolineava che la partita del Colle per il leghista potrebbe pregiudicarne la carriera. È vero? E quali errori non deve compiere il segretario della Lega?

«In questa partita è l’intera coalizione a rischiare un disastro, trascinando con sé anche Salvini. Il cui primo errore sarebbe assecondare ulteriormente la cocciutaggine di Berlusconi, dimostrando in tal caso un’ingiustificata sudditanza psicologica. Già in passato, rifiutando l’ipotesi di una convergenza di fatto con Fratelli d’Italia – che due anni fa sarebbe valsa elettoralmente un 40% e avrebbe messo all’angolo Forza Italia e centristi – e cedendo alla linea “moderata” di Giorgetti, Salvini ha lasciato intravedere questa debolezza».

Salvini oggi dice che prima del voto verificherà l’opzione Berlusconi e poi farà una proposta convincente per tanti. Non rischia di metterlo fuori gioco e dividere il centrodestra?

«Se la proposta sarà seria, potrebbe essere l’unica via di uscita dal vicolo cieco in cui la candidatura di Berlusconi sta cacciando il centrodestra. Che senso avrebbe andare incontro a un fallimento nella quarta votazione e dare l’impressione di cercare all’ultimo istante e per disperazione una soluzione di ricambio?»

È sbagliato interpretare la lettera in modo univoco come un messaggio di chi sta lavorando per Salvini?

«Sì. La preoccupazione di Verdini mi pare riguardi l’intera coalizione, più che il solo segretario leghista, e non enfatizzerei la vicenda privata che coinvolge lui e il quasi-genero. Il personaggio non mi pare propenso a cedere a sentimentalismi: ha sempre amato andare al sodo».

Se fallisse il tentativo su Berlusconi si prefigurerebbe una maggioranza Ursula che potrebbe far perno su Draghi?

«È possibile, ma se così fosse il centrodestra avrebbe dovuto giocare anticipatamente questa carta, mettendo in imbarazzo Pd e M5S e, nel caso di successo, intestandosi l’etichetta di promotore di una soluzione super partes, appropriandosi di quella retorica della rinuncia ai vantaggi di parte a beneficio dell’interesse comune che, per quanto sia pesantemente inficiata dall’ipocrisia, nel caso dell’elezione presidenziale è sempre sparsa a profusione da politici e media e sembra tuttora avere presa su una fetta non trascurabile dell’opinione pubblica. Arroccandosi intorno a Berlusconi si regala questa immagine agli avversari».

C’è un profilo di centrodestra non divisivo? Casini, che si è inabissato, potrebbe aver un profilo capace di unire la destra e catalizzare anche il voto di Renzi e i centristi?

«È possibile e lui sicuramente lo spera. Ma non trascurerei il nome di Elisabetta Casellati, che da più parti si sussurra. Un presidente donna, in termini di immagine, gioverebbe molto al centrodestra in questo momento: il politicamente corretto oblige».




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