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Январь
2022

L'eruzione del Vulcano alle Isole Tonga fa "ballare" anche la Toscana: «Ecco come ci ha colpito l'onda d'urto»

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Uno degli eventi salienti dell'inizio del 2022 nel mondo è senza dubbio l’esplosione di un vulcano nell’arcipelago delle Tonga – avvenuta sabato 15 gennaio - che si trova proprio dall’altra parte del mondo rispetto all’Italia.
Le immagini spettacolari della colonna di cenere e quelle drammatiche dei maremoti che hanno investito le isole vicine hanno chiaramente impressionato i più; ma ci sono altri aspetti che invece hanno trovato poco spazio nei telegiornali e sui quotidiani in genere, dettagli che riguardano da vicino anche noi.

Non si tratta della questione climatica, tra l’altro con implicazioni trascurabili per quanto riguarda questo evento a causa del poco materiale espulso dalla caldera (la grande conca a imbuto aperta nel suolo, in corrispondenza di crateri vulcanici, il cui diametro può raggiungere anche molti chilometri, nda) del vulcano e rimasto in sospensione in aria. È più una curiosità, un avvenimento che mai ci immagineremmo se non avessimo strumenti tascabili di uso comune nelle case di molti.

Eruzione vulcano a Tonga: ecco le immagini riprese dallo spaziofoto da Quotidiani localiQuotidiani locali

Si tratta semplicemente delle conseguenze del “botto”, di quell’esplosione rumorosa che ha spaventato la popolazione fino a centinaia di chilometri di distanza, anche in Australia.

Come tutti i rumori si parla di un’onda di pressione, che prima schiaccia e poi rilascia velocemente l’aria che arriva alle nostre orecchie, dandoci appunto l’impressione di un suono fortissimo ma breve, come quello emesso da una bomba (ma a volume ben più alto). E un’onda di pressione così forte ha molta energia, quanto basta perché si propaghi per centinaia o migliaia di chilometri. Parte a velocità altissime, ben oltre quella del suono (circa 1230 chilometri orari), poi allontanandosi dalla caldera trova aria nettamente più fredda e asciutta; di conseguenza rallenta fino a circa 1080 chilometri orari; e da lì prosegue espandendosi in superficie finché l’energia non si esaurisce.

Ma quanto prosegue? A lungo, per ore ed ore. In questo caso ha camminato talmente tanto da arrivare sino a noi, quasi agli antipodi.
Come facciamo a saperlo? Ovviamente non dal botto, che ormai non era più udibile da tempo; però alcuni semplici strumenti, come i barometri a lancetta che teniamo in casa appesi al muro o quelli digitali più sofisticati, hanno sentito questa onda di pressione.

Sì, perché i dati ci dicono che nella serata di sabato 15 gennaio, attorno alle 21, c’è stato uno sbalzo in alto e poi in basso in 5 minuti pari a circa 2 hPa di pressione; qualcosa come lo 0,2 percento del valore normale. Sembra poco, ma in realtà è tantissimo. Uno sbalzo del genere in una perturbazione atmosferica usuale può ad esempio fare la differenza tra lo sviluppo di un temporale o il solo cielo grigio. Non è roba da niente, insomma.
A seguire l’ondata poi ne sono arrivate altre, più piccole, che sono proseguite fino al mattino di domenica 16 gennaio attorno alle 6 a causa degli echi dovuti al rimbalzo del botto sulle montagne, le isole e tutti gli ostacoli che si è trovata incontro.

Finita qua? Nemmeno per sogno. L’energia dell’onda si è dissipata tanto lentamente che dopo aver fatto un giro completo della Terra è passata di nuovo da qua, attorno alle 10-10,20 di lunedì 17 gennaio, leggermente meno intensa (sbalzo di 1,7 hPa invece che 2) ma sempre con una sua struttura regolare.

E chissà, forse continuando a questa velocità potrebbe riuscire a passare una terza volta, nella serata di martedì 18, attorno alle 23-23,30 facendo ballare di nuovo i barometri. Comunque potete stare tranquilli: questo evento non porterà conseguenze dalle nostre parti; si tratta solo di una curiosità. Però potete avere un’idea di cosa potrebbe succedere nel caso in cui dovesse esplodere il Vesuvio o ancora peggio si riattivassero i Campi Flegrei (molto più pericolosi). Ma intanto possiamo proseguire con le nostre vite: entrambi i vulcani daranno eventualmente segnali di risveglio con molto anticipo (settimane, mesi) permettendoci di limitare i danni alle persone.

DOVE SONO LE ISOLE TONGA

Il regno polinesiano di Tonga è costituito da più di 170 isole del Sud Pacifico, la maggior parte delle quali disabitate, lambite da spiagge bianche e barriere coralline, e ricoperte da foreste tropicali. L'isola principale, Tongatapu, è protetta da lagune e scogliere calcaree. Qui si trova la capitale rurale di Nuku'alofa, oltre ai resort sulla spiaggia, le piantagioni e l'Ha'amonga ʻa Maui, il monumentale trilite di corallo risalente all'XI secolo.

(servizio a cura di Tommaso Silvi e Cesare Bonifazi Martinozzi)




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