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Январь
2022

Peste suina, allarme cinghiali: «Si fermi la caccia con i cani»

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ivrea

Un numero crescente di Comuni in Canavese si unisce al fronte di chi chiede alla Regione Piemonte di cambiare il modo in cui, fino a oggi, è stata gestita l’emergenza cinghiali. Perché fa paura il dilagare della peste suina africana e perché, è risaputo, l’Area dei cinque laghi figura tra le zone del Piemonte a più alta densità di cinghiali. Sono 18, sul territorio, i sindaci che auspicano un cambio di passo, e in fretta: da Brosso a Candia, Caluso, Carema, Castellamonte, Chiaverano, Fiorano, Issiglio, Montalto, Nomaglio, Quassolo, Quincinetto, Rueglio, San Martino, Settimo Vittone, Tavagnasco, Traversella, Valchiusa. A fronte di una popolazione di ungulati ormai fuori controllo, con danni incalcolabili all’agricoltura e all’equilibrio del sottobosco, e pericoli per la circolazione stradale, è condividendo la posizione di Coaarp (Comitato amici degli ambienti rurali piemontesi), di cui hanno sottoscritto una petizione che sarà appunto presentata in Regione a stretto giro, numerosi sindaci canavesani ritengono sia giunto il tempo di voltare pagina. Togliendo centralità, nella gestione dell’emergenza cinghiali, all’attività venatoria. No al cinghialismo, no alla caccia con uso di cani, no alla caccia a scopo ludico, alla quale attribuiscono parte della responsabilità nelle proporzioni ormai assunte dal problema.



Ed è così che se sino a qualche mese fa la petizione di Coaarp era stata condivisa solo da alcuni Comuni dell’alto Eporediese oggi i campanili sono diciotto. Con altri Comuni canavesani in procinto di unirsi. Un appello che assume ancora più rilievo a fronte di quello che sta accadendo in provincia di Alessandria a causa della peste suina africana. Di cui si teme la diffusione anche in Canavese. La Peste suina africana (Psa) è una malattia virale che colpisce suini e cinghiali; altamente contagiosa e spesso letale per gli animali, non è, invece, trasmissibile agli esseri umani. Ai tre casi accertati su carcasse di cinghiali nel primo weekend di gennaio dall'Istituto zooprofilattico sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta (Izsto), e confermati dal Centro di referenza nazionale per le pesti suine (Cerep), si sono aggiunti altri cinque casi, per un totale di otto tra Piemonte e Liguria.

Il Piemonte è interessato nell’Alessandrino con un caso a Ovada, Tagliolo Monferrato, e Fraconalto; due a Voltaggio. Da qui l’ordinanza con cui la Regione ha vietato per sei mesi caccia, pesca e trekking in 78 Comuni in provincia di Alessandria. Stop anche alla raccolta di funghi e tartufi, mountain bike e altre attività di interazione diretta o indiretta coi cinghiali infetti.



«La possibilità che questo ungulato si avvicini agli allevamenti in cerca di cibo, o per un richiamo sessuale – spiegano dal Comitato Coaarp – aumenta il rischio di propagazione della Psa, considerando che i sistemi di diffusione del virus non avvengono solo per contatto diretto con saliva, feci e urine, ma anche indirettamente attraverso vettori parassiti quali le zecche. I sistemi di caccia al cinghiale svolti con l’ausilio di cani, quali la braccata e la girata, risultano essere particolarmente pericolosi circa la progressione del contagio perché queste metodologie comportano lo spostamento di singoli individui infetti divisi dal gruppo originario o, addirittura, di interi branchi in zone ancora esenti dal problema».

Gli animali che superano la malattia possono restare portatori del virus per circa un anno. Il virus «può rimanere vitale anche fino a 100 giorni, sopravvivendo all'interno dei salumi per alcuni mesi o resistendo alle alte temperature. Nel sangue prelevato è rilevabile fino a 18 mesi (fonte Ministero della Salute). Per queste motivazioni, il non corretto smaltimento delle viscere ottenute dai capi macellati a seguito dell’attività venatoria può diventare anch'esso elemento di diffusione del virus». Da qui la richiesta di immediato blocco di ogni tipo di attività venatoria hobbistica riguardante il cinghiale su tutto il territorio del Piemonte, l’abbandono ufficiale da parte dell’assessorato all’Agricoltura, cibo, caccia e pesca del progetto di una Filiera eco-alimentare della carne di cinghiale, la distruzione delle carcasse di cinghiale con la modalità dell’incenerimento, interventi incisivi da parte della Regione Piemonte per ridurre significativamente il numero di cinghiali attraverso tecniche già collaudate di prelievo, con sistemi tali da non permettere lo spostamento degli animali da un areale all’altro. Ad esempio, l’utilizzo di recinti di cattura e il contenimento nelle ore notturne mediante l’ausilio delle moderne tecnologie (fototrappole, visori notturni, termocamere). —




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