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Март
2022

Profughi ucraini: la solidarietà triestina di Michele, Ester ed Elia

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TRIESTE. Aggiungi un posto a tavola, anzi due. È così che hanno fatto Michele Sacellini, sua moglie Ester e il figlio di nove anni Elia, che nel loro appartamento del rione triestino di San Giovanni hanno accolto due cittadine ucraine fuggite dalla guerra. Mamma e figlia. Olga, di 31 anni, e Violetta di quattro e mezzo. E la sera per cena, appunto, si aggiungono due piatti di pasta a tavola e si sta insieme.

Storie triestine di un’ospitalità particolare, diversa, evidentemente inattesa. Olga e Violetta, infatti, non sono parenti, non sono amiche, colleghe, conoscenti: sono due perfette sconosciute che arrivano una sera di marzo a casa tua e con le quali decidi di condividere tutto della tua quotidianità, a tempo teoricamente indeterminato, vale a dire fino a quando sarà necessario e possibile. Persone che non sanno una parola di italiano e nemmeno di inglese, e con le quali comunichi un po’ a gesti e un po’ con l’aiuto di Google Translate: frasi brevi e semplici che la tecnologia permette di avere a portata di smartphone.

«In qualche modo ci capiamo - racconta Michele Sacellini, dirigente d’azienda -. Sono persone simpatiche, allegre, molto affini alla nostra cultura e al nostro modo di vivere, per cui è stato semplice trovare sin dall’inizio sintonia. Anche per mio figlio Elia è un’esperienza da vivere, benché la differenza d’età con la bimba ci sia, ma i più piccoli comunque si capiscono e interagiscono in modo naturale e spontaneo».

Ma com’è condividere la propria routine con degli sconosciuti, cui si danno di fatto le chiavi di casa propria? «Per noi non è cambiato molto - spiega ancora Michele -. Ci alziamo tutti presto come sempre, Elia va a scuola, io vado al lavoro e rientro la sera; mia moglie, che fa la psicoterapeuta, esce al mattino e rincasa nel pomeriggio, a orari variabili. Olga e Violetta a volte rimangono a casa, altre escono a fare delle passeggiate, o la spesa. Una sera Olga ha voluto prepararci una zuppa tipica, a base di carne e verdure, che abbiamo apprezzato. Per il resto cuciniamo noi, pur non essendo particolarmente talentuosi ai fornelli, e mi sembrano apprezzare tutto, dalla pasta alla cotoletta. La prima sera abbiamo ordinato una pizza, gradita».

Olga e Violetta, che provengono da un paese vicino a Kiev, fanno parte di quel gruppo di mamme con bambini arrivate con un pullman poco più di una settimana fa, direttamente al Burlo. La bimba, infatti, ha dei problemi di salute per i quali ora è seguita dai medici dell’ospedale materno-infantile. «Venerdì le abbiamo accompagnate, oltre che in Questura per i documenti, anche al Burlo per una visita. Non è facile, hanno cartelle scritte in cirillico, altre vanno fatte in italiano, quindi serve sempre una mediazione, ma in qualche modo si fa. Del papà sappiamo solo che è rimasto in Ucraina».

L’anello di congiunzione tra le due famiglie è stato don Alessandro Cucuzza, parroco di Valmaura, che già da giorni raccoglie le disponibilità di famiglie triestine a ospitare a casa propria i profughi della terribile guerra ucraina. «Conoscevo da tempo don Cucuzza - racconta Michele -, poi da un articolo sul Piccolo ho saputo che stava raccogliendo le disponibilità ad accogliere e gli abbiamo dato la nostra. Abbiamo una camera in più, e ci siamo sentiti di fare questo passo. Nessun timore, solo la naturale speranza di incontrare delle persone tranquille, con le quali andare d’accordo. E così è stato. Siamo molto contenti e le ospiteremo fino a quando ne avranno bisogno, uno, due, sei mesi, indifferente, non abbiamo dato tempi di scadenza né ci abbiamo pensato. Loro vorrebbero tornare a casa prima possibile, ce lo hanno detto, ma chiaramente tutto dipende da come andrà avanti il conflitto».

Sabato pomeriggio sono stati tutti insieme a vedere una partita di calcio del giovane Elia. E poi ci sono state passeggiate in centro e una in riva al mare. «Poi la sera si cena, i bambini vanno a dormire attorno alle 21, e noi stiamo un po’ insieme, prima di andare a dormire. Olga ci ha mostrato dei video e delle foto, ad esempio della loro ultima vacanza estiva a Odessa, l’anno scorso. In questi giorni sono anche venuti a trovarci degli amici, che hanno portato giochi e vestitini per la bimba. Ho visto tanta solidarietà».




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