Fiamme nei boschi e polveri in città, situazione critica dal Carso al Friuli: Ffp2 raccomandate a Trieste. Riaperta l’A4, si lavora per ripristinare il traffico ferroviario
TRIESTE. Il miglioramento - termine da maneggiare con cautela in giornate come queste - riguarda per ora i collegamenti, con l’autostrada A4 riaperta questo giovedì al traffico in entrambi i sensi di marcia, e le polveri, che registrano livelli inferiori (seppure ancora alti) rispetto a quelli eccezionali di mercoledì nei comuni a ridosso dei roghi, Monfalcone in testa. Per il resto, nelle alture della regione, dal Carso al Friuli, la situazione è ancora infernale, drammatica, faticosissima, e lo si capisce bene ovunque, anche a chilometri di distanza dal fronte delle fiamme, con le spiagge, le campagne, il golfo, Trieste, invasi da fumo e odore di bruciato, tanto che anche nel capoluogo regionale il Comune raccomanda l’uso di Ffp2 all’aperto.
La giornata di giovedì 21 luglio è ancora segnata dalla devastazione. E dal lutto. La tragica notizia della morte di Elena Lo Duca, coordinatrice della Protezione civile di Prepotto (Udine), impegnata nelle operazioni di contenimento degli incendi, irrompe con violenza in un quadro difficile, caratterizzato dal susseguirsi di nuovi focolai, che si accendono e si spengono di continuo, favoriti dal caldo torrido che non dà tregua e che si prevede in aumento, mettendo a dura prova le centinaia di persone impegnate nei boschi, tra Protezione civile, Forestale, Vigili del fuoco, forze militari e di polizia.
La zona interessata è più o meno sempre la stessa: da Medeazza, nel comune di Duino Aurisina, alle frazioni di Doberdò, lungo il Vallone, quindi Sablici, Devetachi, Bonetti, Jamiano, fino a Savogna d’Isonzo. Nella notte tra mercoledì e giovedì il fronte delle fiamme era arrivato sopra Ronchi, a nord dell’abitato di Selz.
In mattinata aveva fatto capolino un cauto ottimismo, perché molti roghi importanti erano stati domati, su tutti i versanti. Ma con il passare delle ore ci si rende conto che la guerra contro il fuoco è ancora lontana dall’essere vinta. Tanto che in serata il vicegovernatore Riccardi, con delega a Salute e Protezione civile, definisce il quadro «stazionario: non parlerei di miglioramento, no - afferma -. Sui livelli delle polveri sì, sui collegamenti in parte pure, ma per quanto riguarda i roghi siamo ancora all’interno di una situazione di difficile gestione, molto pesante, molto complessa».
E come potrebbe essere altrimenti, con le notizie che arrivano dal Carso italiano e dal versante sloveno, messo in ginocchio dal fuoco, con le foto dei pompieri accasciati a bordo strada sfiniti. E poi in Friuli: Resiutta, Clabuzzaro di Drenchia, Pulfero, Cialla di Prepotto. La notizia positiva è che, un po’ ovunque, le fiamme si contengono sia da terra che dal cielo con elicotteri e Canadair, ma i roghi non si fermano.
La parola fine non si può mettere ancora su questo incendio di dimensioni mai viste prima qui. E i primi a saperlo sono i quasi 300 sfollati, ancora lontani dalle loro abitazioni: quasi tutti hanno trovato ospitalità da amici e parenti, una trentina alloggia in alberghi e strutture pubbliche, in attesa di capire come e quando si potranno riaprire le porte di casa.
La situazione critica è nei boschi, ma gli incendi scendono anche dall’Altipiano sotto forma di fumo e odore di bruciato, raggiungendo Trieste e il golfo, fino a Muggia, avvolti sin dalla tarda serata di mercoledì da una densa coltre grigiastra. Uno spettacolo surreale, quello osservato dai triestini, con l’aria che sapeva di bruciato, acre, e la nebbia “appoggiata” sulla città. Impossibile che non si diffondesse preoccupazione tra gli abitanti: i timori viaggiano su social e cellulari; in molti decidono di evitare spostamenti non indispensabili e chiudere le finestre di casa.
Le rilevazioni dell’Arpa certificano un aumento delle polveri sottili, con la centralina di via Carpineto che registra un livello di pm10 pari a 72,4 microgrammi per metro cubo d’aria alle 11, poi salito a 115,4 alle 13, e poi sceso in serata a 40,14. Una situazione monitorata dall’Arpa e dall’assessore all’Ambiente Fabio Scoccimarro, non allarmante e lontana dai picchi di 1.600 di Monfalcone, ma che ha comunque spinto il sindaco Roberto Dipiazza a diffondere una nota nel tardo pomeriggio, invitando la cittadinanza «ad adottare alcuni accorgimenti per le prossime ore»: indossare negli ambienti esterni la mascherina Ffp2; rimanere in casa se non necessario uscire, mantenendo se possibile le finestre chiuse; tenere il più possibile anche gli animali d’affezione all’interno delle abitazioni.
Notizie solo parzialmente positive sul fronte dei collegamenti, che negli ultimi giorni hanno creato enormi disagi a pendolari, turisti e autotrasportatori. È stata riaperta la A4, chiusa da due giorni nella zona del Lisert. Prima, già alle 9 del mattino, la carreggiata in direzione Trieste nel tratto tra Villesse e Lisert; poi, alle 16.30, dopo un sopralluogo di Vigili del fuoco, Autovie Venete e Polizia stradale, anche quella in direzione Venezia, nel tratto tra Sistiana e Redipuglia. Rimane ancora chiusa, invece, la statale 55 del Vallone.
Ancora ferma pure la ferrovia (sono stati garantiti i collegamenti anche via mare tra Trieste e Monfalcone col Delfino Verde), dopo che un sopralluogo ha evidenziato la presenza di «piccoli focolai attivi e danni causati dalle fiamme, in particolare a cavi e sistemi di sicurezza», come informava in serata Rfi, sottolineando però che «sono state avviate le attività per il ripristino della linea tra Trieste e Monfalcone» e che «i collegamenti ferroviari potrebbero riprendere anche venerdì mattina». Da capire, appunto, anche in base a come evolverà la situazione, se questo venerdì in mattinata i treni potranno tornare a viaggiare regolarmente oppure no. —
