Scatta l’Sos per le moéche della laguna veneta. «Ora costano anche sette euro a pezzo»
Mancano i granchi, vittime del cambiamento climatico che sta sconvolgendo la laguna, e non si trovano sui banchi le “moéche”. Mai come in questo autunno che tarda ad arrivare una delle prelibatezze che la laguna offre è diventata rara e con prezzi da gioielli. E difficilmente la stagione dei “moécanti” sarà salva con un cambiamento di rotta nelle prossime settimana. Infatti sono previsti anticicloni che garantiranno temperature elevate. Niente freddo, niente “moéche”.
«Non ci sono in questa stagione perché nell’estate, col forte aumento delle temperature, molti granchi sono morti. Un fatto epocale. Alcuni pescatori dicono che succede anche per l’invasione delle noci di mare, meduse piccoline che si depositano sul fondo e stanno occupando troppi fondali». A lanciare il grido d’allarme, in occasione di Ein Prosit in corso fino a oggi a Udine, sono Chiara Pavan e Francesco Brutto, gli chef del ristorante Venissa a Mazzorbo. «Anche i moécanti, i pescatori specializzati», spiegano, «sono ridotti a due dozzine tra le isole di Burano, della Giudecca e Chioggia rispetto alle centinaia dei tempi d’oro».
Il caldo di questo ottobre è devastante per questa antichissima attività di pesca. Attività che iniziava quando il primo “borin”, vento freddo, abbassava in maniera repentina la temperatura. I granchi a quel punto cominciavano la muta e si mettevano a cercare cibo in maniera frenetica.
Puntuali con l’alta marea finivano nelle “seraje”, una disposizione delle reti da pesca, realizzata per fare in modo che una volta entrati i granchi, ma pure il pesce, non potessero più uscire quando la marea calava. Infatti i pescatori in quel momento chiudevano il “serraglio”. Nel dialetto veneziano “moéche” significa morbide, infatti durante la muta i granchi perdono il carapace. In questo periodo vengono vendute tra i 5 e i 7 euro ad esemplare, o nei banchi del mercato ittico a quotazioni che oscillano tra 50 e 70 euro al chilo. «Con l’innalzamento delle temperature e la pesca selvaggia negli ultimi anni di moeche se ne trovavano sempre meno. «Noi non le serviamo più da tempo», spiega Chiara Pavan.
«Non possiamo lavorare facendo la caccia al tesoro. Preferiamo servire piuttosto specie aliene che ormai hanno invaso i nostri mari. Tra questi il granchio blu che sembra essere stato portato in Adriatico dalle grandi navi che ci raggiungono dall’Atlantico». E a Burano già qualche pescatore ha iniziato a “coltivare” moéche da granchi blu.
«Una stagione assurda. Non ricordo un anno come questo, ho 52 anni e da sempre faccio il pescatore. Ma non se lo ricorda nemmeno mio padre che ne ha 80 e ha sempre vissuto di pesca», sottolinea Domenico Rossi di Burano, «Non fa freddo, non ci sono granchi, magari fra un po’ le temperature si abbassano ma sarà troppo tardi perché sarà finita la stagione della muta. Per di più i fondali sono devastati dall’ “acqua grossa” (strati di piccole meduse morte che impediscono la vita sul fondo della laguna, ndr). Questa stagione è oramai andata». «Io continuo a pescare orate quando un tempo al massimo se ne trovano fino all’8 o 9 ottobre. Poi con il primo “borin” uscivano dalla laguna per andare a depositare le uova in mare», racconta Andrea Rossi, altro pescatore della laguna nord, «addirittura quelle che peschiamo non hanno nemmeno le uova. E c’è qualcuno che nega i cambiamenti climatici»
