Добавить новость
ru24.net
World News
Октябрь
2022

Un gruppo di ricercatori riscrive la verità su Caporetto: ecco la storia che non si legge sui libri

0

Nella storia degli Stati europei le grandi battaglie vinte servono a rafforzare la memoria collettiva in termini identitari alimentando la percezione positiva di sé: siamo capaci di dare il meglio per superare le avversità della storia. A differenza di Francia, Inghilterra e Germania, l’Italia non può vantare né la frattura con il passato attraverso regicidi, come l’Inghilterra di Cromwell o la Francia del 1789, né grandi vittorie nelle guerre per l’unità come la Germania nel 1866-1870, né una grande insurrezione come gli americani o gli spagnoli contro Napoleone.
 

L’Italia nel Risorgimento non ebbe la “grande vittoria”. Ha avuto però due personaggi che nessuna nazione al mondo può vantare: Mazzini e Garibaldi con l’esercito di volontari, repubblicani, in un’Europa autocratica. Oltre a questa peculiarità del Risorgimento, la grande vittoria degli italiani si ebbe con la guerra 1915-1918: i discendenti di Garibaldi furono in prima linea assieme a tutti i mazziniani.
 

Con 600 mila morti e due milioni di feriti, fu la più terribile prova superata dagli italiani.

Arriviamo al punto. Un Paese civile si distingue da uno arretrato anche perché il primo assicura l’esistenza e l’accesso in quei luoghi che si chiamano archivi storici, costruzioni estese che conservano i documenti del passato. Ci sono archivi comunali, archivi di Stato, archivi delle curie e archivi militari; tra questi ultimi va menzionato il gigantesco Archivio storico dello stato maggiore dell’esercito con tutti i documenti dall’unità d’Italia in poi. Se si mettessero insieme tutti gli archivi italiani si arriverebbe a un’estensione pari a una città di 20 mila abitanti, con circa 4 mila archivisti incaricati d’inventariare e rendere consultabile il materiale.
 

Cosa serve mantenere un esercito di archivisti e una città con le carte del passato? Serve per fare in modo che un popolo abbia la piena consapevolezza della propria storia, delle situazioni critiche, delle vittorie e delle sconfitte, ma soprattutto per contrastare l’invenzione dei miti, la manipolazione ideologica che piega ciò che è accaduto nel passato al controllo culturale e politico del presente.
 

A livello clinico una persona senza memoria del passato è affetta di Alzheimer. Lo stesso per un popolo.


Noi oggi ci troviamo in questa situazione: i documenti conservati nell’Archivio storico dello Stato Maggiore dell’esercito narrano che ciò che è accaduto a Caporetto e nei 15 giorni della ritirata è completamente diverso da quello che viene riportato nei libri di testo e che s’insegna nelle scuole dove si formano i futuri cittadini. Gli storici si trovano quindi di fronte a questo quesito: lasciare che la storiografia perpetui un’invenzione, oppure raccontare con la massima oggettività desumibile dai documenti ciò che è realmente accaduto?
 

La parola invenzione si potrebbe sostituire con mito e i miti non sono quasi mai frutto di pura invenzione. La manipolazione di Caporetto è stata un frutto della guerra fredda, della guerra civile ideologica che sì è protratta in Italia dal 1946 al 1989 e che ha prodotto libri che minavano a depauperare il senso di patria, libri scritti senza alcuna ricerca d’archivio. Con un procedere lento e nebuloso di continui spostamenti sul significato di quella guerra, la manipolazione di cui sopra ha portato da un lato a separare la Grande Guerra dal processo risorgimentale per l’Unità, dall’altro a un racconto di Caporetto slegato dal contesto storico, sempre più semplificato secondo il principio generale evidente di per sé stesso che non ha bisogno d’essere dimostrato e cioè l’assioma che il popolo italiano non è un popolo guerriero e che il governo, il re e i vertici militari vollero una guerra che fu un’inutile strage.
 

Si è operata così pian piano una trasmutazione in cui la Prima guerra, disgiunta dal Risorgimento, fu accomunata con gli orrori della Seconda, e non più come era stata percepita all’epoca: il completamento del Risorgimento. In tal modo il processo storico è appiattito su una linearità che prevede: Prima guerra mondiale - fascismo - Seconda guerra. In realtà, lo studio attento e meditato della storia porta a considerare che tale processo fu: suffragio maschile parziale - Prima guerra mondiale - suffragio universale aperto al suffragio femminile - sindacalizzazione di massa e lotte contadine per l’emancipazione dei più umili - reazione padronale con lo squadrismo agrario - distruzione leghe contadine e partiti popolari - dittatura-Seconda guerra mondiale.
 

La folle riduzione della spesa per la scuola e l’università nei decenni ha fatto sì che la storia sia, di fatto, ghettizzata. La cosa più folle è che, tranne poche eccezioni, la ricerca d’archivio di storia militare è condotta da storici non appartenenti all’ambito accademico.
 

Per fortuna ora si è coagulato un consistente gruppo di ricercatori delle fonti archivistiche e da qui si può partire per fornire alla storiografia un tipo di racconto basato sulla realtà dell’accaduto: a Caporetto gli italiani combatterono eroicamente.




Moscow.media
Частные объявления сегодня





Rss.plus
















Музыкальные новости




























Спорт в России и мире

Новости спорта


Новости тенниса