Saia, ex An: «Con Urso 40 anni insieme ma io non riuscivo più a tollerare quella fiamma»
Una vita per la destra e ora che la destra è al Governo, lui è un mero spettatore. Destino beffardo quello di Maurizio Saia, cresciuto nel Fronte della gioventù a Padova, maturato nell’Msi, approdato alla politica nazionale con An. Tre volte parlamentare, una alla Camera e due al Senato, il suo nome compare fra i 30 fondatori del partito che aveva come segretario Gianfranco Fini. Maurizio Saia si definisce ancora oggi un uomo di destra, un uomo di destra che ha compiuto anche un percorso personale di evoluzione e di storicizzazione di molti degli ideali che portava in piazza da ragazzo. Adesso è lì che manda i messaggini di complimenti ad Adolfo Urso, mentre con l’altra mano accarezza una vecchia foto scattata con una reflex a pellicola. «Siamo io, Adolfo Urso ed Enzo Raisi. Era il 1981, eravamo a Todi per un convegno dell’Msi. Il tema era: polo escluso e polo autoescluso».
Maurizio Saia, sembra uno scioglilingua. Cosa significa?
«Nell’Msi c’era una frangia che voleva aprirsi al mondo e agli altri partiti e un’ala più radicale che si autoescludeva. Noi volevamo aprirci. Di lì a poco, a un altro convegno, riuscimmo a invitare Craxi».
Dunque lei è stato amico del ministro Adolfo Urso?
«Lo sono ancora: 40 anni di vita politica insieme non si possono cancellare. Lui è sempre stato bravo, era un visionario della politica, uno studioso. Torna nel posto giusto, al ministero. Raisi invece ha fatto un percorso simile al mio: era vicesegretario nazionale di Fronte della gioventù, fece tre giri in Parlamento, è stato assessore a Bologna con Guazzaloca e ora ha scritto un libro bellissimo. Si intitola “La casta siete voi”».
Come mai uno che aveva fatto il suo percorso politico non ha continuato con Fratelli d’Italia?
«Mi sono fermato quando ho deciso di uscire con le mie gambe dal Parlamento. Non mi riconoscevo più in nulla. FdI usa ancora la fiamma tricolore. Non voglio rinnegare nulla, ci mancherebbe. Ho preso botte per quella fiamma, ho avuto problemi familiari. Ma io dall’Msi in poi ho sempre guardato avanti. E Urso, in questo, era con me. Noi volevamo uscire dall’esclusione politica. Con lui, Matteoli e Tatarella abbiamo creato un percorso che ha portato alla fondazione di Alleanza nazionale. L’Msi è diventato An per trasformarsi in un movimento moderato. Con Fini abbiamo fatto un percorso che ho condiviso fino all’ultimo. Serviva una forza politica che guardasse avanti, senza rinnegare il passato. Negli anni ’70 eravamo anticomunisti ma poi non poteva più essere questo il refrain».
Come le sembra questo Governo?
«Giorgia Meloni viene da un percorso formativo che va nella direzione di una destra democratica e presentabile. Il problema sono i compagni di viaggio. La Lega è a pezzi ma ne approfitta per andare al Governo dicendo tutto e il contrario di tutto. Quanto a Berlusconi, si commenta da sé».
Un giudizio su Elisabetta Casellati?
«La conosco bene, anche per questioni personali. Ha un percorso ultraberlusconiano e il merito della fedeltà assoluta verso Forza Italia. Ma non sempre ho condiviso la sua linea».
Nordio lo conosce?
«Abbiamo fatto un convegno insieme ai tempi del Pdl ma non posso dire di conoscerlo. Ho una bella amicizia con Giuseppe Valditara (il nuovo ministro dell’Istruzione), eravamo insieme in “Futuro e libertà”».
Fontana?
«Ci sono alcuni curriculum che imbarazzano e hanno spazi ambigui. Credo che la Lega abbia l’esigenza di togliere queste ambiguità, che dal suo attuale leader in poi sono emerse».
Giorgia Meloni l’ha mai incrociata nel suo percorso politico?
«Ci siamo incrociati mille volte. Lei era della corrente di Gasparri e Larussa, io di Matteoli e Urso. Ma abbiamo sempre avuto un buon rapporto».
Quando la vedeva avrebbe mai detto che un giorno sarebbe diventata premier?
«Negli ultimi anni era di tutta evidenza. Ora bisogna vedere se saprà trasformare FdI in un partito popolare senza estremismi, proiettato in Europa».
FdI, secondo lei, ha fatto pulizia al suo interno?
«Ha appena iniziato il suo percorso. Ha intercettato il consenso ma non vedo ancora autoanalisi interna. Ma soprattutto non ha rotto con le ambiguità. Non mi scandalizzano queste ambiguità ma le consegno alla mia gioventù. Credo che dovrebbe sbarazzarsi di briciole di elettorato che creano solo danni».
Tipo Casapound o Forza Nuova?
«Non è un giudizio sulle persone ma sulle idee e sulle linee politiche che si rivolgono a un mondo che non esiste più».
Chi è oggi Maurizio Saia?
«Mi sono iscritto al Fronte della gioventù nel 1973. Nel 1974 ero al servizio d’ordine a funerale di Mazzola e Giralucci. Conservo quei valori dentro di me ma non voglio vivere guardando lo specchietto retrovisore. Oggi sto con Calenda, nel movimento “La buona destra”».
