Matteo Messina Denaro, la figlia che lo rinnega non andrà a trovarlo in carcere
Lo aveva già detto nei giorni scorsi che lei non esisteva e non voleva sapere nulla del padre, ultimo stragista catturato dal Ros a Palermo. La figlia di Matteo Messina Denaro sembra irremovibile, non torna indietro sulla sua decisione di rinnegarlo. Non vuole saperne di andare a incontrare il padre al colloquio in carcere che del resto non ha mai conosciuto. Un’opportunità cui il mafioso, dopo l’arresto e 30 anni di latitanza, deve aver pensato: in alcuni fogli sequestrati nel suo covo a Campobello di Mazara ha scritto “Perché Lorenza non vuole vedermi? Perché è arrabbiata con me?”.
Lorenza Alagna, 27 anni, protetta dalla cintura affettiva della famiglia materna, del compagno Nino e degli amici più intimi dopo aver letto i giornali online pieni delle foto e degli articoli sul padre, ai suoi parenti ha detto che non vuole vederlo. Dal riserbo familiare emerge che, almeno per ora, la decisione della giovane donna è questa e che quindi non andrà ai colloqui in carcere. Lorenza, è l’unica figlia ufficiale del boss, e fino a circa 10 anni fa viveva nella casa della nonna paterna con la madre, Francesca Alagna, poi insieme hanno deciso di troncare gli stretti legami e andare a vivere altrove. Lorenza, che porta il cognome materno, abita a Castelvetrano, ha un bambino. Ai medici della clinica palermitana dov’è stato operato per le metastasi al fegato Messina Denaro aveva raccontato di “avere due figlie che però vivono fuori e di non avere altri parenti”.
Nel 2005 l’ex primula rossa della mafia trapanese aveva scritto ad Antonino Vaccarino, morto nel maggio 2021, politico dei misteri coinvolto in affari di mafia, massoneria, spionaggio, condannato per droga e in primo grado per concorso in rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale con l’aggravante mafiosa: “… veda io non conosco mia figlia non l’ho mai vista, il destino ha voluto così, come posso sperare io in una favola? Nel dire ciò non sto piagnucolando non ne sono il tipo e poi ho già razionalizzato il tutto, voglio solo dire che, se ho ancora qualcosa da sperare, è che se anche la vita ha tolto a me per dare a mia figlia mi sta bene e, se così è, quello che mi è rimasto è ancora tanto e spero che si prenda tutto da me per darlo a lei. Se io le dovessi dire cosa si prova nel non conoscere i propri figli non saprei cosa dirle, posso però affermarle, con assoluta certezza, che essere genitore padre o madre che sia, e non conoscere i propri figli è contro natura”. Vaccarino avrebbe collaborato coi servizi segreti, intrattenendo col boss mafioso un rapporto epistolare tramite nomi in codice: lui si definiva “Svetonio”, Messina Denaro “Alessio”. L’obiettivo sarebbe stato quello di far costituire il capomafia.
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