Triestina, nel primo anno già 20 milioni dagli Usa
La Triestina ha dato l’addio alla B nel 2011. I tifosi sognano di tornarci il prima possibile. L’attuale proprietà americana, che a giorni festeggia il primo compleanno in alabardato, ha la B come obiettivo nel medio termine.
Eppure lo stesso traguardo, dopo il quinquennio orribile consumato in Eccellenza e serie D e scandito da due fallimenti, è stato nel mirino anche degli altri soci che hanno gestito l’Unione.
Ma quanto denaro ha bruciato questo inseguimento mai completato? Finora una cinquantina di milioni di euro. Questa è la somma strabiliante delle perdite d’esercizio accumulate nelle sette stagioni in questione.
I NUMERI
La Triestina è ancora viva grazie ai finanziamenti in conto capitale conferiti a più riprese dai soci-proprietari: oltre 20 milioni dal compianto e mai dimenticato presidente Mario Biasin che assieme a Milanese ha tirato il club fuori dal baratro, un gruzzolo di milioni lo ha erogato anche il gruppo Stardust a ripianare in parte le perdite del suo esercizio e di quello precedente (con retrocessione sfiorata), e infine già ulteriori 20 milioni circa sono stati impiegati da LBK Triestina Holding, dal luglio scorso socio unico della Triestina.
L’ultimo bilancio disponibile (approvato a fine novembre dal nuovo socio e relativo alla totale gestione di Stardust) indica in 10.3 milioni la perdita d’esercizio mentre nel bilancio precedente il rosso era di 9.4 milioni di euro.
Mancano i dati della stagione che si chiude tra pochi giorni (saranno disponibili sul registro delle imprese verso fine anno dopo l’approvazione del bilancio) ma la società, a dimostrazione della sua solidità e serietà, ha già stimato una perdita superiore ai 13 milioni.
E dall’1 luglio si comincia con una nuova stagione,un nuovo budget e altro denaro.
LA GARANZIA
La capacità finanziaria e la volontà di Lbk di continuare a sostenere le finanze della Triestina è stata formalizzata nel corso dell’assemblea del 30 novembre scorso e ratificata dalla società di revisione PKF che ha certificato il bilancio.
«Gli amministratori evidenziano che, a fronte della situazione economica e patrimoniale presentata – si legge nella relazione – il socio unico ha provveduto a sottoscrivere una lettera di impegno irrevocabile e incondizionato a sostenere finanziariamente la società fino al 30 giugno 2024 sia in termini di integrale copertura delle perdite pregresse risultanti dal bilancio al 30 giugno 2023 e di integrale reintegro del capitale sociale come disposto dall’art 2432-ter del codice civile, che in termini di integrale copertura delle perdite in formazione quali risultanti dal piano economico finanziario del 2023-24, quantificate in euro 13 milioni 400 mila. Dopo la chiusura dell’esercizio e fino alla data odierna inoltre il socio ha provveduto a effettuare versamenti in conto capitale per 7,985 milioni di euro».
Gli amministratori insomma hanno già quantificato a novembre il fabbisogno finanziario che ha garantito in questi mesi l’attività della Triestina.
IL MODELLO
I conti, se mai ve ne fosse necessità, certificano il fatto che oggi come negli ultimi anni il modello di business adottato finora è lontanissimo dal garantire una sostenibilità all’azienda.
Non funziona il sistema del mondo del calcio italico e men che meno quello della serie C, fatta eccezione per le piazze medio-piccole che non ambiscono a scalare le categorie.
I costi della produzione della passata stagione (12.524.176, costo del personale 8,2 milioni) hanno subito un incremento rispetto a quelli del bilancio precedente (11.196.957, costo del personale 7.5 milioni) e sono destinati a salire.
Il valore della produzione (i ricavi nel conto economico) è stato di 2.393.080. Quindi i costi sono almeno 5 volte i ricavi. E in passato il valore della produzione ha raggiunto al suo top i 3,2 milioni nel ’18-’19 (l’anno del centenario e della finale play-off) prima di sprofondare per effetto della pandemia.
IL PROGETTO
Appare evidente ed esplicito quindi come l’ambizioso progetto della proprietà americana sia orientato a imprimere una sterzata che si è vista solo in minima parte in questa stagione.
L’incremento di valore (e dei ricavi) della Triestina è ineludibile. Valorizzazione del brand e visibilità nazionale e internazionale, implementazione dell’attività di marketing, creazione di eventi, valorizzazione di uno stadio in concessione, patrimonializzazione e abbattimento dei costi con la realizzazione del centro sportivo, investimento sul settore giovanile e soprattutto attività di scouting, sono gli asset da sviluppare.
Nel breve un incremento del valore potrà arrivare dalla capacità di investire su giovani calciatori magari pescati sui mercati meno inflazionati.
Non è un caso che Alex Menta, direttore generale dell’area tecnica e abilissimo talent-scout, sieda nel board assieme al presidente Rosenzweig e a Sebastiano Stella.
L’obiettivo di salire è sempre nel mirino ma, sul piano finanziario, gli introiti (8 milioni circa di proventi dalla B) sarebbero un apporto molto sostanzioso ma non sufficiente al raggiungimento della sostenibilità economica (visto il conseguente incremento del budget ingaggi).
La storia degli ultimi anni di tante società calcistiche promosse, retrocesse e poi evaporate lo dimostra.
Al tempo stesso va in quella direzione la strategia di limitare l’inserimento di calciatori d’esperienza che rappresentano costi alti senza possibilità di realizzare negli anni plusvalenze (reali e non fittizie). E’ questo un aspetto che certamente non solletica le corde legittimamente emotive dei tifosi il cui apporto resta fondamentale.
Può piacere o meno ma è un dato di fatto con il quale fare i conti perché il futuro dell’Unione non sia modellato su quello delle piccole realtà che, con 2-3 milioni di ricavi (e i costi a pareggiare), hanno il loro habitat naturale in terza (o quarta) serie.
