La Fiab boccia il centro di Feltre con le auto: «In due anni nessun beneficio»
Sono trascorsi due anni da quando l’amministrazione comunale di centrodestra ha messo mano alla viabilità del centro cittadino di Feltre ripristinando il senso unico in direzione via XXXI Ottobre - largo Castaldi e ricavando una pista ciclabile a senso unico che viaggia in direzione opposta sbucando sulla mini rotatoria di Ponte Tezze.
Un periodo sufficiente per il direttivo di Fiab FeltreInBici per dare un giudizio sostanzialmente negativo all’intera operazione. L’intervento punta sulla mancata rivitalizzazione commerciale legata all’apertura al transito e al parcheggio delle auto. Una bocciatura unita all’invito rivolto all’amministrazione comunale a rimettere in discussione l’intero pacchetto viabilistico tornando a privilegiare pedoni, ciclisti e soggetti fragili.
Nel novembre di due anni fa Fiab aveva già messo nel mirino la riapertura ancora prima che entrasse in vigore criticandone la filosofia. Questa nuova presa di posizione fa i conti con quanto avvenuto in questi 24 mesi e potrebbe riflettersi sul numero di stelle che Fiab assegna al Comune di Feltre. Si era arrivati a quattro stelle, risultato ora in dubbio.
«Sono ormai trascorsi due anni da quando l’area centrale di Feltre, che era una piccola e consolidata isola pedonale, è stata riaperta al traffico. La giunta comunale attuale aveva giustificato questa scelta con l’idea che la chiusura alle auto di quella zona (in particolare via XXXI Ottobre e largo Castaldi) fosse una delle principali cause della progressiva chiusura dei negozi e degli esercizi commerciali».
Una previsione sbagliata, secondo Fiab: «I dati aggiornati dall’ufficio commercio, però, mostrano che non c’è stato l’effetto di rivitalizzazione del centro ipotizzato con la riapertura al traffico: il saldo degli esercizi commerciali resta negativo. Siamo consapevoli che non esistono soluzioni immediate per contrastare la desertificazione dei centri storici, un fenomeno complesso e diffuso, alimentato da molteplici cause, tra cui le politiche che hanno favorito i centri commerciali, la crescita dell’e-commerce, la crisi demografica ed energetica, la pandemia e la perdita di servizi».
Fiab vede un ulteriore svuotamento del centro: «Al contrario, osserviamo un effetto di spopolamento e disaffezione da parte delle persone che vivono il centro a piedi, fermandosi a salutare o a guardare le vetrine, o che attraversano in bicicletta, e che lo rendono vivo e vivibile. Oggi, infatti, lo spazio per i pedoni è ridotto al minimo: i marciapiedi sono occupati dai tavolini dei bar, costringendo chi cammina a fare lo slalom, mentre quando c’era l’isola pedonale c’era posto per tutti. Questo risulta particolarmente problematico per chi ha una mobilità ridotta, come una mamma con passeggino o una persona in sedia a rotelle. Le raccomandazioni europee e dell’Organizzazione mondiale della sanità sull’attenzione agli utenti più fragili sembrano, quindi, rimanere lettera morta».
Penalizzati anche i ciclisti: «Anche per chi va in bici la situazione non è migliorata: la pista ciclabile, in un solo senso di marcia, è limitata e spesso occupata da auto in sosta. In prossimità di Largo Castaldi, la pista è adiacente ai parcheggi, con il rischio costante di incidenti causati dall’apertura delle portiere. La nostra associazione aveva già segnalato questo pericolo: quei parcheggi erano davvero necessari lì, vista la disponibilità di altri spazi a pochi metri?».
L’analisi di Fiab prosegue: «Emerge che bar e ristorazione è il settore che resiste meglio, segno di una voglia di socialità e tranquillità che difficilmente può coesistere con il traffico motorizzato e lo spazio ridotto per la mobilità sostenibile. Ci preoccupa che questo provvedimento, oltre a rivelarsi inefficace, possa favorire la migrazione verso il vicino centro commerciale, dove le persone trovano un’ampia area pubblica priva di traffico».
«Il risultato attuale», la chiosa della Fiab, «è quello di aver trasformato un’area pedonale in una zona di transito e sosta per auto, penalizzando la vivibilità del suolo pubblico per le persone. Crediamo sia giunto il momento che l’amministrazione avvii un confronto con la cittadinanza per sviluppare nuovi modelli di mobilità e uso del suolo pubblico, in una città che appartiene a tutti, automobilisti e non. Siamo convinti della necessità di ripensare i nostri centri urbani, riducendo la centralità del traffico motorizzato privato per dare più spazio alle persone e, in particolare, ai più fragili».
