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Февраль
2025

Caro bollette, la faccia tosta di Conte: parla di “decretino” e dimentica che la voragine in cassa si deve a Superbonus e Rdc

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Caro bollette, la faccia tosta di Conte lo spinge a formulare dichiarazioni e attacchi che lasciano il tempo che trovano… Perché ce ne vuole di coraggio, dopo lo scempio perpetrato col Superbonus, per andare a disquisire e insultare l’impegno che non è solo emergenziale, ma strutturale, che il governo ha messo in campo stanziando un provvedimento approvato in Consiglio dei ministri: 3 miliardi di euro per fronteggiare il caro bollette. Ma si sa: Giuseppe Conte, leader della frastagliata e terremotata galassia pentastellata, ne ha di faccia tosta da ostentare all’occorrenza. E così, passato un colpo spugna sulla video denuncia che FdI ha postato sulle sue pagine social attraverso un filmato che mette insieme la beffa parcellizzata in diversi interventi in cui il presidente del Movimento 5 Stelle sponsorizzava e rivendica l’ideona del  Superbonus 110%, Giuseppi torna (al disperato) contrattacco…

Caro bollette, Conte tra amnesie e demagogia attacca la misura del governo

E con invidiabile protervia e un’audacia da guiness dei primati, discetta e accusa parlando di «fuffa e propaganda», e interpolando l’invettiva con richiami a un «provvedimento – a sua detta – insufficiente»… Dimentico, (una casualità?), che se il governo non ha potuto attingere a risorse più ingenti è proprio, anche, per lo sprofondo rosso provocato da misure come il Superbonus e affini che hanno provocato una voragine miliardaria nei conti dello Stato.

Caro bollette, la faccia tosta di Conte: «Il governo partorisce il decretino»

Eppure, incredibile ma vero, Conte ci mette la proverbiale faccia (di bronzo) che è solito sfoderare in annunci pubblici e declamazioni istituzionali, e via social sentenzia: «Mentre apprendiamo che Meloni lavora giorno e notte per spendere altri 20 miliardi in armi e spese militari con l’ok dell’Europa, il governo partorisce – dopo oltre due anni – un decretino da circa 3 miliardi per tre mesi, che è una goccia nel mare di guai del carobollette a carico di famiglie e imprese lasciate sole».

Ma ce lo ricordiamo il Superbonus?

E a stretto giro aggiunge anche: «Il provvedimento di oggi è purtroppo insufficiente, non recepisce tante proposte strutturali che avevamo presentato al governo e arriva fuori tempo massimo, visto che lo tsunami bollette 2025 (da oltre 10 miliardi di aumenti solo per le imprese) è già partito e si somma ai gravi rincari già patiti dai cittadini e agli ultimi dati sull’inflazione che mangiano provvedimenti come questo».

Basta fare due conti in cassa per capire che…

Poi, non ancora pago, ci va giù con richiami alla questione ucraina, come se un governo che si occupa di emergenze nazionali non possa o non debba assolvere agli impegni internazionali. La differenza, allora, non sta tra i campi d’intervento e d’azione: la differenza la fa l’interventismo e la capacità di metterlo in atto. Ossia: la differenza tra questo governo e quelli che lo hanno preceduto (il Conte e il Conte bis compresi, per essere chiari) sta proprio in questo: in chi i fatti li fa. E in chi li sponsorizza in quanto tali e a favore degli italiani, poi chiamati a rimediare in solido all’ammontare deficitario dei conti in cassa.

Conte, il re del Superbonus e delle mancette di Stato ora scopre l’austerità…

Così Giuseppe Conte, l’uomo che ha trasformato l’Italia in un gigantesco cantiere a spese dello Stato con il Superbonus, oggi si scopre rigorista e si scaglia contro il decreto bollette del governo Meloni. E tra amnesie selettive e virulenza di sempre, il leader del M5S, non solo rinnega efficacia e potenzialità del provvedimento emergenziale e strutturale messo in campo dall’esecutivo, parlando di misure insufficienti per aiutare le famiglie in difficoltà. Ma si spinge addirittura a destrutturare nel merito approccio e risoluzione delle misure messe in campo.

L’amnesia sulle truffe e i raggiri partoriti da Rdc e Superbonus

Secondo l’ex premier, infatti, il governo attuale dovrebbe fare di più per contrastare il caro energia. Giusto: perché se c’è qualcuno che sa come spendere soldi pubblici senza controllo, quello è proprio Giuseppe Conte. D’altronde, con il Superbonus ha mostrato al mondo intero come si possono dilapidare miliardi con una generosità senza precedenti, creando un sistema che suo malgrado ha finito per favorire truffe, raggiri e crediti incagliati. Curioso insomma, visto che lo stesso Conte è il padre del bonus edilizio più discusso della storia repubblicana, una misura che avrebbe dovuto rilanciare l’economia e che invece ha finito per regalare miliardi a furbetti, speculatori e aziende improvvisate, lasciando un buco nei conti pubblici che ancora oggi pesa sulle tasche degli italiani.

Le misure vessillo del M5S e le voragini nei conti pubblici

Eppure, con ardire impareggiabile, ora l’avvocato del popolo si riscopre paladino dei conti pubblici e bacchetta il governo Meloni per non aver previsto aiuti più consistenti sulle bollette. E così, mentre l’Italia ancora si lecca le ferite per gli effetti collaterali di misure e mancette di Stato (dal Rdc al Superbonus), Conte torna alla carica con le sue critiche. Chissà, magari nel prossimo comizio proporrà un “Bonus Bollette” al 110%, così da far felici tutti. O almeno, fino a quando non si scoprirà il prossimo buco nei conti pubblici…

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