Caro bollette, la faccia tosta di Conte: parla di “decretino” e dimentica che la voragine in cassa si deve a Superbonus e Rdc
Caro bollette, la faccia tosta di Conte lo spinge a formulare dichiarazioni e attacchi che lasciano il tempo che trovano… Perché ce ne vuole di coraggio, dopo lo scempio perpetrato col Superbonus, per andare a disquisire e insultare l’impegno che non è solo emergenziale, ma strutturale, che il governo ha messo in campo stanziando un provvedimento approvato in Consiglio dei ministri: 3 miliardi di euro per fronteggiare il caro bollette. Ma si sa: Giuseppe Conte, leader della frastagliata e terremotata galassia pentastellata, ne ha di faccia tosta da ostentare all’occorrenza. E così, passato un colpo spugna sulla video denuncia che FdI ha postato sulle sue pagine social attraverso un filmato che mette insieme la beffa parcellizzata in diversi interventi in cui il presidente del Movimento 5 Stelle sponsorizzava e rivendica l’ideona del Superbonus 110%, Giuseppi torna (al disperato) contrattacco…
Caro bollette, Conte tra amnesie e demagogia attacca la misura del governo
E con invidiabile protervia e un’audacia da guiness dei primati, discetta e accusa parlando di «fuffa e propaganda», e interpolando l’invettiva con richiami a un «provvedimento – a sua detta – insufficiente»… Dimentico, (una casualità?), che se il governo non ha potuto attingere a risorse più ingenti è proprio, anche, per lo sprofondo rosso provocato da misure come il Superbonus e affini che hanno provocato una voragine miliardaria nei conti dello Stato.
Caro bollette, la faccia tosta di Conte: «Il governo partorisce il decretino»
Eppure, incredibile ma vero, Conte ci mette la proverbiale faccia (di bronzo) che è solito sfoderare in annunci pubblici e declamazioni istituzionali, e via social sentenzia: «Mentre apprendiamo che Meloni lavora giorno e notte per spendere altri 20 miliardi in armi e spese militari con l’ok dell’Europa, il governo partorisce – dopo oltre due anni – un decretino da circa 3 miliardi per tre mesi, che è una goccia nel mare di guai del carobollette a carico di famiglie e imprese lasciate sole».
Ma ce lo ricordiamo il Superbonus?
E a stretto giro aggiunge anche: «Il provvedimento di oggi è purtroppo insufficiente, non recepisce tante proposte strutturali che avevamo presentato al governo e arriva fuori tempo massimo, visto che lo tsunami bollette 2025 (da oltre 10 miliardi di aumenti solo per le imprese) è già partito e si somma ai gravi rincari già patiti dai cittadini e agli ultimi dati sull’inflazione che mangiano provvedimenti come questo».
Basta fare due conti in cassa per capire che…
Poi, non ancora pago, ci va giù con richiami alla questione ucraina, come se un governo che si occupa di emergenze nazionali non possa o non debba assolvere agli impegni internazionali. La differenza, allora, non sta tra i campi d’intervento e d’azione: la differenza la fa l’interventismo e la capacità di metterlo in atto. Ossia: la differenza tra questo governo e quelli che lo hanno preceduto (il Conte e il Conte bis compresi, per essere chiari) sta proprio in questo: in chi i fatti li fa. E in chi li sponsorizza in quanto tali e a favore degli italiani, poi chiamati a rimediare in solido all’ammontare deficitario dei conti in cassa.
Conte, il re del Superbonus e delle mancette di Stato ora scopre l’austerità…
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