Pavia e il Papa, la vera occasione è quella di riflettere su noi stessi
Alle nove del mattino, a poche ore dall'habemus papam e dall'annuncio del nome del nuovo pontefice, davanti alla basilica di San Pietro in Ciel d'Oro ci sono due scolaresche pronte a visitare la chiesa che, da giovedì sera, è entrata nell'obiettivo del mondo insieme alla nostra città. Padre Casagrande, da sei mesi rettore della comunità di Sant’Agostino in Pavia, che ha il compito di custodire la tomba con il corpo del santo filosofo e grande Padre della Chiesa, sta sulla porta.
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Lo raggiungono una giornalista e un operatore di Tv 2000. Altri inviati dei più importanti media nazionali stanno per arrivare. Sarà una giornata intensa, come emozionanti e frenetiche sono state le ore della sera precedente. Il nuovo Papa Robert Prevost, che ha scelto di chiamarsi Leone XIV, appartiene all'ordine degli Agostiniani. Non solo. Ne è stato superiore generale per dodici anni a partire dal 2000. E in quella veste ha sostato più volte davanti alla grandiosa Arca marmorea che racchiude i resti di Agostino e domina l’altare maggiore in Cieldoro.
La città legge nelle prime ore del mattino il puntuale resoconto che la Provincia pavese ha fatto del legame importante tra Leone XIV e questo luogo immerso nel silenzio.
Verranno i pavesi a rendere omaggio qui al nuovo Papa e magari a rivisitare o a vedere per la prima volta la basilica quasi nascosta dai grandi alberi di questa piazza, spesso percorsa solo come luogo di collegamento tra il parcheggio dell'area Cattaneo e il centro?
Solo una persona al momento - ma la giornata è appena iniziata - ha scritto nel libro accanto all'Arca questo pensiero: «S. Agostino intercedi per il nostro Papa Leone XIV e per tutta la Chiesa! Amen». Si sa che siamo gente di poche parole. Tuttavia vale la pena interrogarsi sul legame tra noi, gente che abita l'antica Ticinum, e questo Santo Agostino, proclamato compatrono della città insieme a San Siro, ma guardato ancora a distanza dai più, forse per timidezza o scarsa conoscenza di un personaggio pur messo tra i maggiori nella storia della Chiesa.
È vero che addirittura un re, il longobardo Liutprando (tra l'altro sepolto ai piedi dell'altare centrale) si adoperò per salvare dalle mani dei pirati saraceni e portare da Cagliari a Pavia le spoglie di Agostino, ma è un dato di fatto che il popolo devoto corre ben più numeroso in Cieldoro nel giorno in cui vi si celebra Santa Rita tra affollati banchetti di rose e non solo. Probabilmente bisognerà insistere ancora un bel po’ perché, senza nulla togliere alla "santa degli impossibili", si guardi anche in alto, alla sinistra del piccolo ma sempre illuminato altare della monaca agostiniana canonizzata da Leone XIII. E perché, magari, si faccia da parte nostra un passo più consapevole anche verso la cripta dove è sepolto un altro filosofo santo, Severino Boezio, di cui Dante scrisse nella Divina Commedia
«Lo corpo ond’ella fu cacciata giace giuso in ciel d’auro. Ed essa da martiro e da esilio venne a questa pace». (Paradiso X)
Intanto gli Agostiniani, ma non solo loro, si dicono sicuri che Papa Prevost vorrà venire presto a pregare sulla tomba di Agostino, nella basilica dei filosofi santi, come già fece nel 2007 Benedetto XVI che a Sant’Agostino e alle sue idee era fortemente legato. Tanto più forse il Papa vorrà essere qui in questo tempo storico in cui la città dell’uomo appare sempre più lontana dalla Città di Dio al centro delle riflessioni del Santo vescovo di Ippona.
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Noi pavesi certamente avremmo nella nuova visita di un pontefice e di questo in particolare un’altra occasione forte per posare anche dall'interno uno sguardo più attento e consapevole sulla nostra città. Chissà se Papa Leone avrà tempo e modo di visitare pure San Michele, la basilica di bionda arenaria che ha visto incoronare re e imperatori, e di sostare sotto la grande cupola del Duomo, solo terza in Italia per dimensioni dopo San Pietro? E se potrà fermarsi nella Università che in questo 2025 celebra i 1200 anni del Capitolare di Lotario?
Soprattutto noi, che su queste strade e in questi luoghi camminiamo e ci fermiamo quotidianamente, riceveremmo un nuovo, forte, esplicito invito a non dimenticare le nostre grandezze, l’importanza della nostra storia da studiare e tramandare.
Un ulteriore sguardo del mondo su tutti noi sarebbe la spinta importante a rispettare questa città speciale che altri nei millenni hanno realizzato e fatto crescere non solo nei suoi monumenti e che a noi spetta di non lasciare sfiorire tra indifferenza, trascuratezza e negligenza.
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