Ponte di Bressana vietato a tir e mezzi pesanti: artigiani in campo per chiedere indennizzi
Bressana. «Ponte di Bressana chiuso o dimezzato: serve subito un piano per gli indennizzi legati ai maggiori costi dei trasporti»: autotrasportatori e artigiani in fermento, mentre si avvicina l’avvio del grande cantiere che deve rafforzare una “affaticata” struttura viaria e ferroviaria ultracentenaria (realizzata nel 1867, trasformata nel 1947).
Lavori necessari e urgenti perché aumenterà in futuro il passaggio dei treni che si aggiungeranno agli oltre cinquemila mezzi che ogni giorno percorrono il tracciato d’asfalto che unisce l’Oltrepo pavese al nord Lombardia. In attesa di conferme, il divieto al transito ai mezzi pesanti da fine maggio mentre per gli altri veicoli sarebbe previsto il senso unico alternato con lo stop per 12 ore in un senso e 12 ore in un altro. Ma non c’è ancora un piano ufficiale, come invece lo si sta predisponendo per i convogli ferroviari. Sul fronte stradale si stanno valutando altre soluzioni.
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Manca poco e aumentano le preoccupazioni rilanciate, l’altra sera, nel presidio M5s di Cava Manara alla presenza dell’ex premier Giuseppe Conte. Conte si è detto pronto a chiedere un confronto al ministero sui possibili indennizzi per i disagi legati a un cantiere che potrebbe durare più di un anno. Indennizzi per un possibile e brusco aumento dei costi del lavoro.
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I conti sul tavolo
«Se chiudono il ponte ai mezzi pesanti, al netto delle code con i semafori, i conti sono presto fatti»: e li fa Fiorino Pizzano, autotrasportatore del pavese, rappresentante di categoria in Cna. «Un trasporto da Pavia a Bressana, alle logistiche o ad altre realtà, oggi viene fatto su un percorso di 23 chilometri. Con il ponte chiuso, i chilometri diverranno 70, non potendo passare dalla Becca e dovendo prendere l’A7 a Bereguardo uscendo a Casei. Alla fine quel viaggio costerà finito 120 euro in più. Costi che dovranno essere recuperati». Come? «Ho chiesto più volte un incontro su questo tema – - interviene Enea Vercesi, stradellino, presidente provinciale di Cna – Per ora ancora nulla. Peraltro non sappiamo ancora cosa accadrà per il traffico e siamo in vista dei lavori . Si devono assolutamente prevedere indennizzi».
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«Fatte le debite proporzioni si potrebbe immaginare che il governo o la Regione predispongano un pacchetto di ristori sul modello di quanto fatto dopo il crollo del ponte Morandi a Genova – dice Mario Campeggi, direttore dell’Associazione Artigiani Oltrepo lombardo con sede a Voghera – Al di là della tragedia, si era, comunque, posto il problema di aiutare chi sarebbe stato danneggiato dall’interruzione dei collegamenti stradali ».
Il piano dimenticato – Palli replica a Conte sui fondi del Pnrr per un’altra struttura
I lavori ferroviari ormai imminenti ripropongono il caso di una provincia divisa dai ponti malandati: quello di Gerola e della Becca con storici stop ai mezzi pesanti; quello di Spessa che resiste. E , ora, quello di Bressana che ha bisogno di una sistemazione inderogabile Servirebbe un altro ponte sul Po? Al presidio di Cava Manara, Giuseppe Conte, presidente M5s, ha rilanciato, non senza una frecciata al ministro Salvini, l’idea di un altro ponte sul Po sostenuta da tempo da Simone Verni, responsabile provinciale del Movimento. Una sua risoluzione era stata votata da tutto il consiglio regionale nel 2020. «Invece di impegnare 15 miliardi di euro – ha detto Conte al presidio – per il ponte di Messina, il ministro Salvini realizzi ponti dove servono, come qui sul Po. Quando ero premier grazie al Pnrr si stavano trovando risorse per farli».
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«Ma di quali risorse parla Conte? – replica a distanza Giovanni Palli, presidente della Provincia – I 55 milioni del Pnrr per il ponte di Bressana sono legati al rafforzamento della struttura. Conte dovrebbe spiegare come, durante il suo mandato, non erano stati previsti bandi Pnrr per costruire nuove infrastrutture, ma solo per intervenire sull’esistente. Ed è quello che si sta facendo a Bressana». —
