Newsha Tavakolian, a Pavia la fotografa iraniana che testimonia i diritti delle donne
Teheran 1998. Una ragazza annusa una rosa durante l’incontro tra il presidente Kathami e i giovani. L’immagine è diventata un simbolo di speranza e cambiamento. «Come potrà mai dimenticare quel profumo?». Non è una domanda quella di Newsha Tavakolian. E’ già una risposta. Il profumo del riscatto, della libertà è quello per cui anche oggi, quasi quattro decenni dopo, si battono le donne iraniane e che lei vuole testimoniare con il suo lavoro di fotografa.
Oggi alle 18, nella sala del Camino del Broletto di Pavia, Newsha Tavakolian incontrerà il pubblico della rassegna La forma del ritratto, organizzata dall’assessorato alle Politiche culturali del Comune per approfondire, sperimentare, conoscere il linguaggio della fotografia.
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Una rassegna partita a marzo
Primo capitolo di un progetto - avviato a marzo con la partecipazione del fotografo Gianni Berengo Gardin - che, nelle intenzioni dell’assessora Maria Cristina Barbieri, dovrebbe essere a lungo termine, abbracciando a 360 gradi il mondo della fotografia.
Oggi tocca alla fotografa iraniana Newsha Tavakolian che racconterà il suo lavoro: co-fondatrice di Rawiya, il collettivo femminile che ha dato e dà voce alle fotografe del Medio Oriente, e vincitrice del Deloitte Photo Grant 2023. Dialogherà con Denis Curti, direttore della sezione fotografia dell’Istituto Europeo di Design di Torino e della Fondazione italiana per la fotografia, creatore dell’organizzazione “Still fotografia”.
«Rappresentare l’Iran di oggi non è facile per chi, come Newsha Tavakolian, ci è nata – spiega l’assessora Barbieri – Lei ha scelto quindi una particolare dimensione artistica che le permettesse di esprimere un disagio e l’ha fatto recuperando fotografie scattate in passato, con vecchi procedimenti e all’epoca scartate, arrivando a rileggerle e a rileggersi. A dimostrazione che la Fotografia è un procedimento».
Nata a Teheran nel 1981, Tavakolian cresce in un Iran profondamente segnato dalla rivoluzione islamica del 1979 che ha ridisegnato il ruolo delle donne nella società. Appassionata di cultura visiva fin da giovane, a 16 anni segue un corso di fotografia che diventa la base della sua carriera. Subito dopo inizia a lavorare come fotogiornalista per diverse testate locali, documentando eventi significativi: tra questi la guerra in Iraq.
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All’inizio, giovanissima, ha uno stile amatoriale, osserva e registra ciò che accade intorno a sé: le gite con gli amici sul mar Caspio, i compagni di università, una coppia innamorata. Una vita all’apparenza normale di una giovane donna qualunque, se non fosse vissuta in Iran: con i feriti durante le proteste studentesche, gli schizzi di sangue sulle pareti di una classe, le telecamere di sicurezza, i piccioni morti perché rimasti imprigionati nella redazione del suo giornale dopo una perquisizione della polizia morale. Anche la foto-icona della ragazza con la rosa è trasfigurata: in una “nuova” versione è macchiata di sangue , in un’altra è strappata e ricucita con lo scotch. Ma Tavakolian non si arrende al buio, nel risveglio femminile delle donne iraniane vede luce.
