Premio Camillo e Adriano Olivetti 2025: «Valori di ispirazione per la buona imprenditoria»
IVREA. Il Premio Camillo e Adriano Olivetti si apre sempre più al territorio e spazia tra differenti tipi di azienda, tutte accomunate, però, dall’idea che l’innovazione, la sostenibilità e il benessere dell’ambiente di lavoro sono la diretta prosecuzione di quanto avviato dalla Olivetti. «Dietro alla terza edizione c’è stata un’approfondita analisi delle aziende, che abbiamo incontrato a una ad una, e che ha portato a un’immagine del territorio omogenea dal punto di vista degli obiettivi per il futuro», ha spiegato Flavio Serughetti del Comitato organizzativo del Premio.
Il riconoscimento alla carriera è stato consegnato al Bioindustry Park Silvano Fumero Spa di Colleretto Giacosa e a consegnarlo nella mani di Alberta Pasquero, amministratore delegato della società, è stato il presidente dell’associazione Spille d’oro Matteo Olivetti: «È un esempio di collaborazione tra mondo pubblico e quello privato che rappresenta un modello di successo». «È un onore e un piacere, ma anche uno stimolo per il futuro – ha detto dal palco dell’auditorium della sede di Confindustria Canavese Pasquero –. Siamo al lavoro per il raddoppio del Bioparco e il fatto che parliamo di una società a capitale misto conferma la vocazione industriale unita all’interesse per la comunità».
Il capitale umano
Mettono al centro il capitale umano due aziende, entrambe situate in Alto Canavese ed entrambe gestite dalla quarta generazione, che si dedicano allo stampaggio a caldo. La prima a ricevere il riconoscimento è la Val Giovanni & Figli Srl di Rivara: «Abbiamo un’accademia interna per formare in modo specifico il nostro personale, che ammonta a un centinaio di dipendenti, e la nostra è una gestione orizzontale – ha commentato con grande orgoglio Cristina Val –. Inoltre, stiamo lavorando alla decarbonizzazione dell’azienda e al passaggio alle fonti di energia rinnovabili».
Anche la Vittone Srl di Valperga, fucina nata per la produzione di attrezzi agricoli che oggi conta 50 dipendenti, crede nel connubio tra industria, ambiente e risorse umane: «Anche noi puntiamo sulla formazione interna del personale – ha spiegato Roberto Vittone –. È l’unica strada per avere i professionisti di cui necessitiamo. Inoltre, per attrarre professionalità sempre più elevate, abbiamo anche investito sulla tecnologia e sul miglioramento degli spazi di lavoro».
A puntare molto sul welfare, ormai di secondo livello, è la Sparco di Volpiano, salvata dal fallimento da Aldo Bellazzini nel 2009 e oggi con un fatturato da 160 milioni di euro l’anno, cifra che permette di investire senza remore nel benessere aziendale proponendo, per esempio, uno sportello di supporto psicologico per i dipendenti fino ad arrivare alle borse di studio per i figli e alla prossima realizzazione di un orto aziendale. «Ho lavorato per 27 anni in Olivetti – ha commentato commosso Bellazzini – ed è lì che ho imparato questo modello di gestione. Poi nel mio piccolo ho cercato di innovare e crescere sempre di più».
Ambiente, radici e formazione
Il rispetto dell’ambiente e il radicamento sul territorio sono altri due fattori centrali nell’assegnazione del premio e in questo si è distinta la Pe.Di. Srl di Ivrea, che esporta l’80% della sua produzione e si definsice come “gruppo internazionale con approccio locale”: «Per la nostra azienda Olivetti è il mito – ha detto Matteo Zaccaria ritirando il premio – ed esportando il nostro prodotto, semplice ma sorprendente, portiamo avanti quegli stessi valori».
Seica, a Strambino, che investe in benessere, formazione, ma anche nella riforestazione delle zone più danneggiate del pianeta, ha chiarito con il suo slogan le motivazioni per cui è stata premiata: “Qui si respira nell’aria un clima di apertura e di attenzione molto diversa da quella che noi sperimentiamo nelle altre sedi”. «Abbiamo radici profondamente piantate nella tradizione olivettiana – ha commentato Barbara Duvall, amministratore delegato –. Abbiamo notato, rispetto alle nostre altre sedi, che qui in Canavese abbiamo una cultura imprenditoriale diversa e questo premio, in un momento difficile, dà la forza di proseguire su questa strada». Anche Osai Cnc Srl di Ivrea non ha mai abbandonato, nonostante le tante vicende che l’hanno interessata, quei valori portanti: «Tornando alla Ico abbiamo rinnovato quella vocazione che sentiamo nostra – ha detto Federico Ziliani –. Per noi l’azienda deve essere un bel posto in cui stare, perché solo così possiamo attrarre i migliori ingegneri nel nostro territorio».
Crede nell’alta scolarità e si impegna in maniera attiva in progetti che combattono il degrado cognitivo la Laser Srl di Ivrea: «Non sono del territorio – ha spiegato il ceo Enrico Bellinzona – e per me è un orgoglio ancora più grande ricevere questo riconoscimento, perché i valori espressi da Olivetti rappresentano il dna buono dell’imprenditoria italiana».
Con una quota del fatturato del 12% investita in ricerca e sviluppo, contro una media nazionale che si aggira tra il 7% e l’8%, Netsurfing Srl di Ivrea rappresenta l’industria 4.0: «Abbiamo ottenuto la certificazione per la parità di genere e offriamo borse di studio Stem al femminile – ha raccontato Valerio Dagna –. L’azienda è piccola, ma vuole essere attrattiva offrendo un ambiente piacevole e stimolante per il personale, permettendo, per esempio, di portare il proprio cane in ufficio. A tutto ciò si aggiunge la presenza sul territorio che si apre all’inclusione dei ragazzi verso il mondo del lavoro. Con questo premio festeggiamo i nostri primi 30 anni».
La novità dell’anno è stata l’inclusione delle startup nel Premio: dai dati di Confindustria Canavese 25 sono censite sul territorio e a ricevere il premio per innovazione e territorialità è la Camelot di Ivrea, impegnata nella cittadinanza attiva e digitale e nella pubblicazione annua di una relazione di impatto sociale: «Sogniamo di riportare il Compasso d’oro a Ivrea – ha commentato Enrica Sabatini –. Mi sono innamorata della visione olivettiana all’università e per me è stata ispirazione e aspirazione, ciò che mi ha portato ad essere un’imprenditrice».
