Come il lavoro di geometra è cambiato negli anni, il racconto dell’esperto Pietro Broglia
VISCHE. Il suo sogno da bambino era quello di fare il geometra: Pietro Broglia, 69 anni, di Vische, ha perseguito con grande dedizione questo desiderio e anche il figlio Andrea, 36 anni, ha seguito le sue orme. Insieme gestiscono lo studio in centro paese, con due modi di lavorare diversi, legati all’evoluzione della professione.
«Da giovane ho iniziato a lavorare nell'impresa edile di mio nonno Pietro e mio padre Giancarlo, inizialmente come muratore – racconta Broglia –. Lavorando nel mondo delle costruzioni me ne sono sempre più innamorato, finché ho deciso che mi sarebbe piaciuto fare il geometra, come ha fatto anche mio zio Mario. Allora, parliamo della seconda metà degli anni 70', mi sono iscritto al Cena di Ivrea e, una volta diplomato, nel 1980 ho aperto il mio studio». «A quei tempi essere geometra voleva dire essere la terza persona di sicuro affidamento del paese dopo il sindaco e il parroco. I primi clienti venivano nel mio studio anche solo per avere delucidazioni e informazioni e questo aspetto, nonostante internet, non è cambiato nemmeno al giorno d’oggi».
A cambiare è stata la professione: «Oggi c'è molta più burocrazia rispetto al passato, ma un’evoluzione c’è stata: per la misurazione prima si utilizzava il metro classico oppure la roletta, un metro arrotolato di anche oltre venti metri. Ora, invece, con il sistema telematico Gps o il laser scanner si fanno rilievi più precisi e soprattutto anche più rapidi. Ai miei tempi, poi, per il disegno si utilizzava il tecnigrafo, mentre oggi si usa il Cad: con il tecnigrafo bisognava ripassare a matita e per fare il disegno si impiegavano anche due giorni, con il Cad in una sola volta si effettua il disegno e in due ore al massimo si fa tutto. Una volta non esisteva internet, mentre adesso con e-mail e smartphone non c'è più la necessita di spostarsi per andare al catasto o all'Agenzia delle Entrate. Con la pandemia, poi, questo aspetto è stato ulteriormente amplificato».
La strada intrapresa dal padre è stata seguita anche dal figlio: «Ha seguito le mie orme e sono molto felice che abbia scelto anche lui questa professione. Lavorare insieme è difficile, ma entusiasmante allo stesso tempo, anche perché non esiste una giornata uguale all'altra e bisogna sempre pensare ad organizzare tutto nel minimo del dettaglio, dai rilievi alle misurazioni fino alle parti burocratiche e amministrative – spiega ancora Broglia –. Sono cresciuto con il lavoro in studio, ma oggi questa professione è molto più dinamica: si lavora spesso in esterna, avendo sempre bene in mente la situazione che si va ad affrontare. Per quanto mi riguarda, amo particolarmente la parte relativa ai disegni, mentre mio figlio predilige quella inerente ai rilievi. Entrambi riusciamo a dare il meglio sui compiti da svolgere in maniera complementare e al passo coi tempi». —
