Il direttore dell’agenzia atomica a Pavia: «Il nucleare può migliorare il mondo»
PAVIA. «Grazie all’energia nucleare il mondo potrà essere migliore»: l’argentino Rafael Mariano Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), lo scandisce in un fluente italiano nell’aula Foscoliana dell’Università. Ospite dell’ateneo dopo aver firmato in Regione un protocollo d’intesa per valorizzare il ruolo dell’energia nucleare per accelerare il percorso di transizione ecologica, Grossi parte spiegando qual è il compito dell’agenzia che dirige e alla quale aderiscono 171 Paesi di tutto il mondo: «Da un lato c’è il controllo contro la proliferazione degli arsenali nucleari sulla base degli accordi internazionali, dall’altro il lavoro per far sì che nessun Paese resti indietro nello sviluppo delle tecnologie nucleari civili che permetteranno di migliorare la qualità della vita delle persone, l’ambiente e la salute». E se Grossi mette l’accento sulla necessità di frenare la proliferazione degli arsenali nucleari, sottolinea anche come sia necessario sviluppare la ricerca sugli usi civili dell’atomo.
«Oggi nel mondo sono attivi circa 400 reattori nucleari – spiega –. Impianti che producono il 10 % dell’energia necessaria all’umanità ma contribuiscono per oltre il 50% all’abbattimento totale delle emissioni nocive dovute all’utilizzo di combustibili fossili. Sono in costruzione in diversi paesi 15 nuovi reattori ed entro il 2050 gli esperti prevedono che la capacità energetica a livello globale raddoppierà. È una sfida da vincere non soltanto per la quantità di energia pulita che si può produrre sfruttando il nucleare, ma anche perché questo tipo di tecnologia ha permesso e permetterà un enorme sviluppo della medicina, delle tecnologie per la tutela e il ripristino ambientale, la produzione e la conservazione di cibo e perfino il riciclo di materiali plastici».
Anche l’Italia, dopo lo stop imposto dal referendum del 1987 sulla scia dell’incidente di Chernobyl, ha ricominciato a ragionare sull’utilizzo dell’energia nucleare.
«Quel referendum avviato sulla scia emotiva dell’incidente a una centrale ha bloccato anche la ricerca che, tuttavia, in Italia è ancora forte – aggiunge Grossi –. Ma quello che è accaduto a Chernobyl con le attuali tecnologie non può più accadere e le nuove generazioni sono libere dal pregiudizio che ha condizionato quelle che le hanno precedute. I ragazzi sono attenti ai temi ambientali, ma anche ai temi della scienza e della ricerca».
Una benedizione nemmeno troppo velata alla ripresa della ricerca per riportare anche l’Italia tra i Paesi che produzione e utilizzano energia nucleare. Ma non con le centrali tradizionali.
«La nuova frontiera, sulla quale stanno già investendo colossi come Google o Microsoft, è quella dei mini reattori nucleari modulabili, cosiddetti Smr, realizzati con una tecnologia che li rende intrinsecamente sicuri, che possono essere costruiti anche lontano dal luogo di impiego e poi assemblati e, nel corso degli anni, anche ampliati».
L’energia nucleare, conclude Grossi, non deve essere vista in competizione con quella da fonti rinnovabili, ma come complementare: «Il nucleare è la fonte che consente il maggior abbattimento di inquinanti da carburanti fossili ma contemporaneamente garantisce alle reti una stabilità che le rinnovabili non possono dare». —
