La difesa di Stasi: «C’è sangue sull’impronta, serve una nuova perizia su ciò che ne rimane»
PAVIA. L’impronta numero 33 sulla parete destra della scala che porta alla cantina, proprio accanto al corpo martoriato di Chiara Poggi, e attribuita al 37enne Andrea Sempio, potrebbe essere di sangue. Ne sono convinti i tre consulenti della difesa di Alberto Stasi, condannato a 16 anni per il delitto: i genetisti Oscar Ghizzoni, Pasquale Linarello e Ugo Ricci, incaricati dagli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, stanno preparando una relazione che sarà depositata in Procura entro la prossima settimana, dove vengono ripercorse le analisi dei Ris del 2007, i documenti allegati e le foto, oltre 500, del sopralluogo nella casa di via Pascoli. Documenti che consentono agli avvocati e ai consulenti di Stasi di dire che su quella traccia c’è «parecchio materiale biologico, che potrebbe essere sangue».
Lo scopo della consulenza tecnica è chiedere alla Procura di svolgere un accertamento (che per sua natura sarà irripetibile, quindi dovrà essere fatto nel contraddittorio delle parti) su tutto ciò che rimane di quella traccia, in parte asportata con un bisturi sterile e forse in parte “grattata” alla ricerca di tracce biologiche, che non si trovarono perché il reagente utilizzato per farla emergere dal muro, la ninidrina, «inibì il risultato».
«Usiamo le nuove tecniche»
Per Pasquale Linarello, uno dei tre genetisti che stanno esaminando la questione per conto della difesa Stasi, «quell’impronta è evidentemente diversa dalle altre emerse sulle pareti della scala, tanto che attirò già l’attenzione dei Ris che infatti la analizzarono anche sul fronte della natura biologica. I test ematici svolti nel 2007 – aggiunge Linarello – diedero uno un risultato dubbio, l’altro negativo, ma oggi ci sono più strumenti sensibili al dna, perché è cambiata la chimica dei reagenti».
Proprio il reagente utilizzato, secondo i consulenti, avrebbe prodotto un effetto indicativo del perché questa impronta è considerata una traccia chiave: il reagente tende infatti ad accumularsi di più (e la macchia rossastra mostra questo effetto) sulle sostanze organiche, come appunto il sangue.
La posizione anomala
L’impronta fu giudicata interessante anche dai carabinieri di Milano, che in una informativa inviata in Procura nel 2020 la indicarono come la traccia «dell’assassino in fuga». Questo anche per la posizione, giudicata anomala.
L’impronta, che è di un pezzo del palmo della mano destra, si trova infatti in alto, come se fosse stata lasciata da un braccio sollevato o da una persona ferma sul gradino che si appoggia guardando verso il basso. In quel punto, pochi gradini più sotto, è stato trovato il corpo di Chiara.
Cosa resta del reperto?
La difesa di Stasi, attraverso i propri consulenti, sta cercando di capire anche cosa è stato asportato dal muro e cosa resta del reperto. Dalla relazione dei Ris si sa che fu prelevata, con un bisturi sterile, «una parte» dell’impronta.
«Ma non sappiamo se è stata portata via la parte senza creste, perché ritenuta non utile, o è stato asportato un pezzo di intonaco – aggiunge Linarello –. In ogni caso dalla documentazione sappiamo che è stato fatto un test su materiale raschiato, per cercare il dna. Le fotografie e i documenti ci parlano degli accertamenti a posteriori, ma ci manca la parte precedente, su come si presentava la traccia prima del reagente e che valutazione fanno i Ris per decidere di concentrarsi proprio su questa».
Le indagini della Procura
Su ciò che resta dell’impronta anche la Procura sta svolgendo «ulteriori investigazioni», anche se i consulenti incaricati dai pm Stefano Civardi, Valentina De Stefano e Giuliana Rizza una prima conclusione l’hanno raggiunta: sul piano dattiloscopico l’impronta palmare corrisponde a quella di Sempio, unico indagato, per il momento, nel nuovo fronte di inchiesta. Hanno invece escluso una corrispondenza con Sempio dell’impronta numero 10, trovata sull’anta interna della porta di casa Poggi. Anche questa fu ritenuta interessante dai Ris, perché lasciata da una mano sporca, e sarà, proprio per questo, analizzata nell’incidente probatorio che sarà avviato il 17 giugno a Milano. I periti scelti dalla giudice Daniela Garlaschelli, Denise Albani e Domenico Marchigiani, cominceranno a esaminare i reperti a disposizione, per provare a estrarre dna da confrontare con il profilo genetico di Sempio e di altre persone che potrebbero avere frequentato la casa.
