Ex Snia, serviranno 40 milioni per bonificare il terreno dai veleni
PAVIA. Dovrebbero partire in autunno le indagini sui terreni contaminati dell’ex Snia. Si tratta del primo passo per procedere a una bonifica che costerà circa 40 milioni di euro. Sono 34 i professionisti che hanno risposto alla manifestazione di interesse pubblicata dal Comune per individuare la società che si dovrà occupare del piano di caratterizzazione che comporterà indagini sugli inquinanti presenti nei terreni e nelle acque di falda.
Due opzioni di bonifica
Analisi fondamentali per avviare la bonifica che potrà essere di due tipi. Un risanamento del suolo e delle acque chiamato “messa in sicurezza permanente” che comporta una spesa di circa 15milioni di euro. E una più complessa e più completa operazione di bonifica che invece ha un costo stimato di circa 40milioni di euro. La messa in sicurezza permanente va necessariamente attuata ed è la soluzione che palazzo Mezzabarba adotterà se non troverà un acquirente per questa area dismessa di 186mila metri quadri. Soluzione che gli consentirà anche di realizzare il parco di 17 ettari, richiesto da residenti e comitati. Se invece la prossima asta avrà esito positivo e l’ex Snia verrà venduta, toccherà al compratore occuparsi di una bonifica più spinta spendendo circa 40milioni. È chiaro che l’amministrazione Lissia dovrà andare alla ricerca dei 15 milioni per mettere in sicurezza i terreni che si affacciano su viale Montegrappa. Risorse che potrebbero arrivare da Regione Lombardia. L’assessorato guidato da Giorgio Maione aveva già stanziato 665mila euro per la redazione del piano di caratterizzazione che ha un costo complessivo di 775mila (100mila euro la quota a carico del Comune). Piano che permetterà di individuare e isolare le sorgenti inquinanti, procedendo con i carotaggi e il posizionamento di piezometri.
«È un primo grande passo verso la bonifica del sito – spiega l’assessore all’Ambiente Lorenzo Goppa -. La caratterizzazione è infatti necessaria per capire come calibrare gli interventi futuri e per avere massima chiarezza della situazione. Al termine del piano, l’ente comunale, qualora le aste andassero deserte, provvederà alla messa in sicurezza che permetterà di realizzare un parco urbano».
Comune vincolato
Il Mezzabarba è obbligato dalla normativa vigente ad effettuare una bonifica parziale. Bonifica di cui avrebbe dovuto occuparsi la proprietà. Ma il fallimento della Borgosnia, la società proprietaria del lotto maggiore, che si estende nella parte sud, centrale e ovest dell’area complessiva, e pari al 61% della superficie, aveva fatto allungare i tempi per le indagini sugli inquinanti nel suolo e nelle acque, preliminari al risanamento dell’area.
«L’obiettivo – spiega Goppa - è quello di tutelare la salute pubblica e salvaguardare l’ambiente, avviando le analisi delle matrici dei terreni e delle acque». La redazione del piano di caratterizzazione costerà circa 170mila euro. A breve il Settore Ambiente, diretto da Giovanni Biolzi, pubblicherà le lettere di invito ai 34 professionisti che, per partecipare, dovranno presentare delle schede di progetto. Un iter che terminerà a fine agosto con l’individuazione della società che avrà il compito di accertare le contaminazioni presenti. Un piano di caratterizzazione era già stato fatto nel 2002 dalla Borgosnia per valutare la presenza e l’entità delle sostanze inquinanti. Nel marzo 2005, aveva proposto indagini supplementari e nel 2007 aveva presentato un documento in cui si riscontrava anche la contaminazione delle acque superficiali e di prima falda da mettere in sicurezza con urgenza. Ma nel 2013 Borgosnia entra in liquidazione, gli altri proprietari non intendono sobbarcarsi i costi della bonifica e inizia l’iter dei ricorsi.
La scheda – Idrocarburi, metalli e diossine nel sito abbandonato da 40 anni
L’area dell’ex Snia si estende su circa 186mila metri quadri ed è abbandonata da quarant’anni. Il primo piano di caratterizzazione, approvato nel 2002, aveva evidenziato la contaminazione dei suoli (metalli, idrocarburi, IPA, PCB e diossine) e delle acque di falda (metalli, solfati, idrocarburi, IPA, composti alogenati) e il sito è, pertanto, classificato come potenzialmente contaminato. Piano che non è mai stato concluso. Peraltro i dati acquisiti devono comunque essere necessariamente riaggiornati, alla luce degli adeguamenti normativi. Il Comune il 9 maggio dello scorso anno aveva preso atto della formalizzazione della non volontà di procedere alla caratterizzazione dei suoli e delle acque, e alla loro successiva bonifica, da parte dei soggetti obbligati a bonificare. La ex Snia è stata una città nella città che ha fatto la storia operaia del Novecento a Pavia. Si occupava principalmente della produzione di fibre artificiali derivanti dal trattamento chimico della cellulosa. Negli ultimi anni di attività rimase operativo solo l’impianto di produzione di solfuro di carbonio. Nel 1984 ogni attività produttiva è cessata ed è iniziata la demolizione degli impianti per il recupero dell’area. L’assetto proprietario, nel corso del tempo, è man mano variato. Infatti, l’area è stata ceduta da Snia Viscosa a diverse società immobiliari.
