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Май
2025

Garlasco, acquisiti gli atti del ricatto a luci rosse subito dall’ex rettore del santuario della Bozzola

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GARLASCO. L'inchiesta sull'omicidio di Chiara Poggi, allora affidata alla Procura di Vigevano, poi soppressa, ebbe una genesi travagliata anche se portò, dopo due assoluzioni e l'annullamento di queste dalla Cassazione, alla condanna di Alberto Stati. Lacune e omissioni di inquirenti e investigatori di allora hanno lasciato ampio spazio alla difesa di Stasi per mettere in discussione la sua condanna, con riflessi sulla riapertura delle indagini che questa volta vedono al centro l'amico del fratello della vittima, Andrea Sempio.

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La Procura di Pavia scandaglierà anche gli atti dell' inchiesta sul ricatto a luci rosse all'ex rettore del santuario della Bozzola, don Gregorio Vitali. Il religioso molto conosciuto nel territorio pavese fu vittima di un ricatto a sfondo sessuale orchestrato da due romeni, poi condannati. L'avvocato Massimo Lovati, uno dei legali di Sempio in alcune interviste ha parlato di un possibile "segreto" scoperto da Chiara Poggi su fatti a sfondo sessuale avvenuti anni prima al santuario della Bozzola. Secondo l'avvocato un sicario potrebbe avere ucciso la ragazza, nella villa di via Pascoli, per impedirle di parlare.

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Tra le lacune della prima inchiesta la difesa Stasi ha identificato il Dna trovato sulle unghie delle ragazza uccisa, attribuendolo a Sempio, cosa confermata anche da una consulenza della Procura di Pavia. Se n'era già parlato nel processo d'appello bis: i margini delle unghie prelevati dal cadavere non furono analizzati con il metodo "a lavaggio", più sensibile, e, quando lo fece il perito sette anni dopo, riuscì ad isolare un cromosoma Y, maschile, ma non un profilo completo perché i reperti erano troppo degradati. Fu anche questa la ragione di due procedimenti archiviati a carico del 37enne. Ora la difesa e la Procura di Pavia a quel Dna hanno dato un nome e i magistrati pavesi si trovano a dover rileggere elementi all'epoca apparentemente ininfluenti e ad analizzare quelli acquisiti di recente.

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Un altro dubbio riguarda l'alibi di Sempio, che secondo le indagini di carabinieri del Nucleo investigativo di Milano ha cominciato a traballare per via dello scontrino del parcheggio conservato per un anno che lo collocava a Vigevano ma che per gli inquirenti potrebbe essere della madre.

Anche le intercettazioni in quella prima, sfortunata inchiesta non furono disposte tempestivamente: quelle relative alle gemelle Stefania e Paola Cappa, cugine di Chiara, (mai indagate) arrivarono solo una settimana dopo, quella relativa a Marco Panzarasa, migliore amico di Alberto, solo cinque mesi dopo. Le conversazioni e le chat furono richieste al gestore telefonico solo due anni dopo, quando erano state cancellate. Ora gli attuali investigatori stanno faticosamente cercando di ricostruire i contatti telefonici tra Sempio e i suoi amici sulla scorta dei tabulati telefonici per sapere se erano insieme, come raccontarono all'epoca, oppure no. A tutti questi dubbi, che si alimentano ogni giorno di più, si cercherà di dare una risposta il 17 giugno quando comincerà l'incidente probatorio sui reperti rianalizzati con nuove tecniche o mai repertati.

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Su tutti domina un quesito posto dal gip: "L'analisi tecnica dei profili genetici estrapolati dai margini ungueali" di Chiara "ottenuti dal perito Prof. Francesco De Stefano", che effettuò la perizia nel processo di secondo grado bis a carico di Alberto Stasi. Li dichiarò inutilizzabili per comparazioni e ora i periti dovranno verificare di nuovo "la possibilità di ritenere utilizzabili per un confronto, allo stato attuale della tecnica e della scienza" quei risultati. Il confronto con il Dna di Sempio, ma anche con "le ulteriori tracce di natura biologica rinvenute sulla scena del crimine". Per questo saranno sottoposti al prelievo del Dna sicuramente le gemelle Paola e Stefania Cappa, Marco Panzarasa, gli amici di Marco Poggi, il medico legale che entrò nella villa per esaminare il cadavere e alcuni investigatori. (ANSA)




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