Giaccherini e il Pavia «Quella salvezza mi diede lo slancio per arrivare in A»
il personaggio
Un gol pesante come un macigno, arrivato nel momento più delicato della stagione. Era il 18 maggio 2008, quando un giovane Emanuele Giaccherini, in prestito dal Cesena, regalò la salvezza al Pavia nei play out di Serie C2. L’1-0 sul campo della Caravaggese all’andata, seguito dallo 0-0 al ritorno al “Fortunati”, bastò per evitare la retrocessione. Una rete che il centrocampista toscano non ha mai dimenticato.
una salvezza sofferta a pavia
«Fu un campionato di pura sofferenza – ricorda oggi Giaccherini – lottavamo per non retrocedere, ma quella vittoria fu fondamentale. Un momento che ha segnato l’inizio della mia vera carriera». A Pavia Giaccherini arrivò a 23 anni, distinguendosi subito come il miglior marcatore della squadra in quella stagione 2007-2008 con 10 reti in 30 presenze. «Di Pavia ricordo il caldo, le zanzare e una città bellissima – racconta –. Vivevo in centro, mi sentivo parte della città. Quell’annata fu una svolta: partii con mister Alessandro Madocci, poi arrivò Amedeo Mangone che mi spostò da seconda punta a esterno sinistro nel 4-4-1-1. Spingevo in fascia dietro all’unica punta Petresini con Benny Carbone suggeritore dietro di lui. Una scelta decisiva per la mia carriera futura di calciatore. Fu un'esperienza calcistica importante e mi fa piacere sapere che ora il Pavia sia tornato almeno in Serie D. Una piazza che si merita di tornare ad altri livelli».
la scalata dalla juve alla nazionale
Dopo quella stagione in via Alzaia Giaccherini rientrò al Cesena, dove iniziò la sua scalata. Sotto la guida di Pierpaolo Bisoli fu protagonista di due promozioni consecutive, dalla C1 alla Serie A, fino a conquistarsi la chiamata della Juventus. «Due anni, due scudetti con Antonio Conte – ricorda –. Con lui ho imparato a vincere. È l’uomo del momento, non sbaglia mai, come ha dimostrato anche quest’anno con la rimonta sul’Inter che dato lo scudetto al Napoli. Gli ho scritto dopo la vittoria di pochi giorni fa dello scudetto con il Napoli: per me resta il numero uno. Riesce sempre a ottenere il massimo dalle squadre che allena, che si tratti di un titolo o di un traguardo europeo».
Dopo la Juve per Giaccherini l’esperienza in Premier League con il Sunderland, due stagioni intense in Inghilterra. «Un calcio diverso, più istinto e meno tattica rispetto all’Italia. Ma mi ha formato, sia come calciatore che come uomo – ricorda l'ex calciatore toscano - In Inghilterra il rispetto dei ruoli è massimo, c’è meno pressione fuori dal campo di gioco». Poi il ritorno in Italia con il Bologna e le soddisfazioni conquistate in Nazionale: 29 presenze e 4 gol, partecipando all’Europeo del 2012 chiuso al secondo posto e, poi, alla Confederations Cup 2013, conclusa al terzo. «Cinque anni importanti – sottolinea – e la gioia della maglia azzurra, guidato da Cesare Prandelli, altro tecnico con cui mi sono trovato molto bene».
Oggi, Giaccherini il calcio lo racconta da opinionista e lo vive come un nuova esperienza gratificante: «Ho appena concluso il mio quarto anno di collaborazione con Dazn. Mi piace questo nuovo ruolo, mi permette di condividere la mia visione con colleghi giornalisti ed ex calciatori con cui c'è grande sintonia e passione. E di continuare a vivere da vicino il calcio di serie A in cui ho vissuto tanti anni in campo».—
Enrico Venni
