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Июнь
2025

Rifugio provvisorio, emergenza continua. Il gattile di Rivarolo al collasso: servono soluzioni

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Rivarolo Canavese

Non è solo un rifugio. È una trincea. Un avamposto di resistenza silenziosa, dove ogni giorno si combatte contro l’abbandono, il disinteresse e l’indifferenza. Tra il verde che abbraccia la storica Villa Vallero, il gattile delle «Vibrisse» vive una crisi che non può più essere ignorata.

Nato in fretta, all’ombra di un incendio che anni fa devastò un cascinale in frazione Argentera, quel rifugio provvisorio è diventato l’unica risposta concreta al randagismo in tutta l’area. Ma oggi è al collasso.

Senza riconoscimenti ufficiali, senza spazi adeguati, senza fondi. Con gabbie improvvisate, cucce adattate e una fila crescente di gatti in attesa. I volontari fanno miracoli ogni giorno: nutrono, curano, accolgono. Spesso con risorse proprie. Ma la situazione è diventata insostenibile.

«Siamo allo stremo – raccontano le volontarie dell’associazione Vibrisse –. Gli arrivi non si fermano mai. Ogni settimana nuovi abbandoni, cucciolate lasciate nei campi, animali feriti che qualcuno ci segnala. Abbiamo esaurito gli spazi e la forza. Eppure non possiamo smettere. Perché senza di noi, questi gatti morirebbero».

Il rifugio, nel tempo, si è trasformato in un crocevia di disperazione e speranza. Disperazione per le condizioni precarie, per l’assenza di una struttura a norma, per l’impossibilità di far fronte a tutto. Speranza per ogni adozione che va a buon fine, per ogni famiglia che sceglie di accogliere, per ogni animale che trova finalmente casa.

Il Comune di Rivarolo non è rimasto indifferente. Il vicesindaco Marina Vittone ha confermato l’intenzione di avviare una manifestazione d’interesse per cercare una sistemazione alternativa: «L’obiettivo è trovare uno stabile rurale, con area verde, in cui trasferire il gattile e metterlo in sicurezza. Vorremmo arrivare anche a una convenzione con altri Comuni per dare una forma definitiva al servizio».

Ma tra i desideri e la realtà resta un vuoto che si allarga. Perché il tempo passa, i problemi aumentano, e il rifugio continua a reggersi solo sull’impegno di chi ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Nel frattempo, accanto, il cantiere di Villa Vallero è fermo. Doveva essere la casa della cultura cittadina, il simbolo di una rinascita. Ma oggi è solo un recinto vuoto, con una scadenza – aprile 2024 – superata da mesi e un termine aggiornato al 31 marzo 2026. E intanto, ogni giorno, gatti randagi attraversano quel parco cercando un posto dove sentirsi al sicuro.

La contraddizione è evidente: mentre si discutono i tempi del Pnrr e si attendono fondi europei per 1,2 milioni di euro, chi si occupa concretamente del benessere animale viene lasciato solo. Senza un tetto, senza risorse, senza voce. Eppure il randagismo è un problema reale, strutturale, con conseguenze igienico-sanitarie e sociali. Non riguarda solo chi ama gli animali, ma una comunità intera.

E poi ci sono loro, i mici. Invisibili ai più, ma presenti in ogni angolo del Canavese. Alcuni arrivano malati, altri traumatizzati. Alcuni muoiono prima ancora di essere soccorsi. Altri, per fortuna, trovano una casa. Ma servono adozioni, subito. Perché ogni gatto accolto significa un posto liberato per un altro. Ogni adozione è una vita che si salva, un gesto concreto di responsabilità.

Il rifugio delle Vibrisse non può più essere lasciato in attesa. Non si può più contare solo sulla buona volontà. È tempo di scegliere se restare spettatori o diventare parte della soluzione.




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