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Июнь
2025

Kosmos riporta in vita i giganti marini. Da settembre saranno in mostra a Pavia

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Un tuffo nel mare del Giurassico per incontrare creature gigantesche vissute al tempo dei dinosauri.

Kosmos, il museo di Storia Naturale dell’Università di Pavia, ha in serbo per l’autunno una grande mostra, dal 27 settembre 2025 al 28 giugno 2026. E’ stata presentata ieri nella sala Transatlantico del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano.

Cinquanta ricostruzioni di animali preistorici a grandezza naturale, calchi di fossili e postazioni interattive, animazioni multimediali e ricostruzioni 3D occuperanno per nove mesi il giardino e i due piani di Kosmos, in piazza Botta, per quella che si annuncia essere la mostra più ricca mai realizzata da PaleoAquarium, progetto espositivo sviluppato in Italia dalla società Prehistoric Minds.

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Un’esposizione con cui Paolo Mazzarello - scrittore e docente di storia della Medicina all’Università di Pavia – conclude il suo lungo percorso alla guida del Sistema museale d’ateneo. Diciotto anni in cui tra l’altro ha tenuto a battesimo, nel 2019, Kosmos e messo in cantiere il nuovo futuro museo Anthropos.

NOn chiamateli mostri

Oceani perduti, giganti marini ai tempi dei dinosauri riporterà in vita animali che hanno popolato la Terra tra 285 e 85 milioni di anni fa. E offrirà di questi giganteschi rettili che vivono nell’acqua una nuova interpretazione.

Un’immagine un po’ lontana dal cliché classico del mostro preistorico delle serie cinematografiche (tra l’altro sta per arrivare sul grande schermo Jurassic Park-La rivincita).

«Alla luce delle conoscenze attuali, sappiamo che alcune specie di plesiosauri partorivano un solo cucciolo per volta, che probabilmente veniva seguito e protetto per lungo tempo – spiega Simone Maganuco, paleontologo, co-fondatore di Prehistoric Minds e ideatore del progetto PaleoAquarium –. Si tratterebbe di una forma di cura parentale complessa, che ci costringerebbe a rivedere l’idea di “rettili freddi e distaccati”: i protagonisti degli Oceani perduti avevano comportamenti che, in alcuni casi, ricordano quelli dei mammiferi marini di oggi».

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Il progetto - inedito - è stato realizzato da un team multidisciplinare formato da curatori di Kosmos e PaleoAquarium, sotto la guida di paleontologi professionisti.

I grandi rettili - che vivevano in acqua ma uscivano a respirare - nascono dalla “matita” di Davide Bonadonna, tra i più stimati paleoillustratori, che ha lavorato in stretta sinergia con i paleontologi fino ad arrivare alla ricostruzione in 3d, perfetta in ogni dettaglio, dallo scheletro alle squame. Basti pensare che per l’esemplare più grande (12 metri), il Tylosaurus, sono stati necessari 4 mesi di lavoro da parte di sette persone (a Kosmos, viste le dimensioni, sarà esposta solo la parte anteriore perché l’intero esemplare diventerà protagonista di una mostra itinerante, con tappa al Fiordaliso di Rozzano). I percorsi sono studiati per un pubblico ampio, con diversi livelli di approfondimento. Dai piccoli (per i quali, come sempre, Ad Maiora proporrà laboratori, giochi e notti al museo) agli adulti.

cosa ci insegnano gli oceani?

I fossili diventano uno strumento per leggere il presente e fare previsioni per il futuro.

«La vita sulla terra è fortemente legata al mondo acquatico e agli oceani in particolare, che svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione del clima – spiega Paolo Guaschi, naturalista e curatore della sezione di Paleontologia a Kosmos –. L’Unione Europea ha appena lanciato il Patto per gli Oceani per sostenerne la conservazione, ricordando come questi ambienti rappresentino l’80% della biodiversità globale e producano oltre il 50% dell’ossigeno sulla Terra. Non va poi dimenticato che l’economia legata agli oceani garantisce 5 milioni di posti di lavoro in UE. Stiamo assistendo oggi a un rapido cambiamento climatico e la conoscenza delle dinamiche ambientali è l’unico modo per poter sviluppare dei modelli per affrontare questa fase così cruciale tanto da venire spesso definita sesta estinzione di massa. Lo studio dei fossili ci aiuta a capire come funziona la Terra, come reagisce agli sconvolgimenti su larga scala e come la vita si possa adattare o estinguere».




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