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Октябрь
2025

Pavia, il dottor Daccò va in pensione: «Ma io sarei rimasto ancora»

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PAVIA. Dopo oltre 40 anni di carriera è andato in pensione Maurizio Daccò, 71 anni, medico di base con lo studio in via Villa Glori (centro): un addio ai suoi pazienti molto sofferto dal professionista, che tra le altre cose è stato segretario dell’ordine dei medici provinciale e direttore della scuola di medicina generale. «Ats mi aveva accordato una proroga fino a marzo 2026 e io ero già pronto a chiedere di rimanere in servizio fino a 73 anni – racconta il medico – ma sebbene io abbia dato la mia disponibilità, è stato deciso il mio collocamento a riposo. I miei pazienti sono dovuti migrare presso altri ambulatori: l’hanno presa un po’ come un tradimento, perché dopo tanti anni di lavoro si crea un rapporto di fiducia che non è facile ricostruire con qualcun altro». Nonostante la pensione, Daccò non ha intenzione di appendere il camice al chiodo: da qualche settimana è diventato direttore della Rsa di Bereguardo, inaugurata un anno fa. «È un lavoro di responsabilità molto diverso da quello ambulatoriale, sono contento di poter continuare a esercitare». Negli anni, il medico si è speso in un’opera di educazione sanitaria rivolta ai pazienti, spiegando loro che il primo riferimento in caso di malesseri è il medico di base e non il pronto soccorso: una risorsa a disposizione della collettività di cui, però, non si deve abusare. Durante il difficile periodo post Covid, Daccò si rese disponibile a lavorare al pronto soccorso del policlinico per aiutare a gestire i pazienti non gravi, che ancora oggi sono la maggior parte di quelli che si rivolgono alla struttura pur non avendo urgenze: è il cosiddetto fenomeno degli accessi impropri, che molte amministrazioni sanitarie stanno provando a contenere.

Il rapporto dei pazienti con la sanità è uno degli aspetti che, in questi anni, Daccò ha visto cambiare: «Ho cercato di spiegare in tutti i modi che noi medici di base ci siamo, che non serve recarsi al pronto soccorso senza consultarci prima perché così si crea intasamento negli ospedali». Un cambiamento di abitudini che, secondo il medico, è una conseguenza dello “svuotamento” del ruolo dei dottori di famiglia: «Oggi si ricorre subito allo specialista, prima il medico di base faceva quasi tutto: a parte far nascere un bambino a casa, io ne ho viste di tutti i colori e in un periodo in cui non c’era tutta questa tecnologia a disposizione. Come nel caso dei siti di prenotazione negli ambulatori che vanno molto negli ultimi anni: io credo che il contatto umano abbia ancora un valore, e sia necessario per riconoscere la gravità di un paziente» conclude Daccò.




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