Scoppetta chiede di spostare il processo: «A Pavia non c’è clima sereno»
Pavia. Lo aveva chiesto già Maurizio Pappalardo, l’ex ufficiale dell’Arma che con lui condivide alcune contestazioni, e ora lo chiede anche Antonio Scoppetta. Il carabiniere forestale già condannato in primo grado a 4 anni e mezzo per il filone di Clean2 (per le accuse di corruzione e stalking) chiede alla Cassazione di spostare altrove il suo secondo processo, legato all’inchiesta Clean1 (dove Scoppetta è imputato insieme ad altre 12 persone e deve rispondere di violazione del segreto d’ufficio) perché a Pavia non ci sarebbero «le condizioni» per «un sereno e imparziale svolgimento».
Nell’istanza di remissione del processo l’avvocato di Scoppetta, Giorgio Bertolotti, parla di «gravi situazioni locali idonee a pregiudicare la libera determinazione delle persone che partecipano al processo e a determinare motivi di legittimo sospetto sull’imparzialità dell’organo giudicante». In particolare, il legale scrive che i magistrati pavesi saranno chiamati a giudicare «un soggetto che è stato per anni un loro diretto collaboratore, per fatti commessi nell’esercizio delle sue funzioni all’interno del medesimo palazzo di giustizia. I magistrati, peraltro, potrebbero essere chiamati a vagliare l’attendibilità di testimoni che sono, fra gli altri, agenti di polizia giudiziaria ed ex colleghi dell’imputato, e gli stessi pm coi quali lavorava». Un intreccio di rapporti professionali, inevitabilmente denso di dinamiche personali e di colleganza» definito «di per sé sufficiente a fondare quel legittimo sospetto sull’imparzialità del giudice». Secondo il legale il Tribunale di Pavia «sarebbe chiamato a giudicare non solo un imputato, ma un intero sistema di relazioni e prassi interne al proprio ambiente». Nell’istanza si parla anche di «una martellante e aggressiva campagna stampa condotta da diversi organi d’informazione». Il legale definisce «suggestioni e indebiti collegamenti» i presunti legami tra «la vicenda di Garlasco», l’indagine sul Sistema Pavia e il fascicolo su Andrea Sempio. Nemmeno Brescia, però, può essere, per il legale, «una sede neutra, vista l’imponente campagna mediatica in corso». La sede suggerita sarebbe un tribunale del distretto o Venezia. m. fio.
