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Ноябрь
2025

«Noi vittime del sistema Pavia», due imprenditori fanno denuncia

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Pavia. Due imprenditori cuneesi, Giancarlo Aghemo e Valerio Rosso, hanno depositato un esposto alla Procura di Brescia, denunciando presunte pressioni subite nel 2021 da quattro ufficiali della Guardia di Finanza di Pavia durante un interrogatorio relativo all’inchiesta sulla centrale a biomasse Biolevano. La notizia arriva dal quotidiano La Stampa. Secondo quanto riportato, Aghemo e Rosso sostengono di essere stati «sollecitati» a fornire dichiarazioni incriminanti — sia su se stessi sia su altri — con la promessa implicita di vantaggi processuali. Allo stesso tempo, sarebbe stato chiarito che una mancata collaborazione avrebbe potuto compromettere gravemente la loro posizione processuale. In pratica, sarebbe stata esercitata una pressione psicologica significativa sugli imprenditori.

la vicenda

L’inchiesta Biolevano, coordinata all’epoca dal pm Paolo Mazza, riguardava presunti contributi statali ricevuti dal Gse (Gestore dei servizi energetici) senza rispettare la cosiddetta “filiera corta”, che prevede l’utilizzo di legname proveniente da un raggio massimo di 70 km dall’impianto. Aghemo e Rosso erano tra i 14 indagati, tutti assolti dopo anni di processo.

La vicenda aveva già fatto discutere per l’ampiezza dell’inchiesta e le accuse mosse. «Una vicenda già emersa in una trasmissione televisiva dal dottor Franco Tali, un altro degli indagati poi assolto nel caso Biolevano — spiega l’avvocato Nicola Menardo, che difende Aghemo e Rosso —. Le trascrizioni delle conversazioni con gli ufficiali della Guardia di Finanza sono depositate agli atti del processo Biolevano».

Questi documenti, secondo l’avvocato, proverebbero i tentativi di ottenere dichiarazioni “autoaccusatorie” o “eteroaccusatorie” dai due imprenditori. Secondo l’esposto, il 28 aprile 2021 quattro finanzieri si presentarono nella sede aziendale degli imprenditori. Durante l’incontro, registrato e allegato all’atto, gli agenti avrebbero dichiarato di essere stati inviati «dal pubblico ministero a fare sostanzialmente questo discorso un po’ crudo, ma aderente alla realtà», aggiungendo che il pm Mazza avrebbe già dimostrato di «considerare molto favorevolmente le collaborazioni». Aghemo e Rosso sostengono che fosse chiaramente implicito che un atteggiamento collaborativo sarebbe stato «ricompensato», mentre la mancata collaborazione avrebbe avuto conseguenze negative, influenzando la loro posizione nel processo. All’epoca i due imprenditori denunciarono subito l’episodio alla procura di Cuneo. I quattro finanzieri vennero iscritti nel registro degli indagati per tentata concussione e falso, ma l’inchiesta fu successivamente archiviata. Con il nuovo esposto, ora indirizzato alla procura di Brescia — già titolare delle indagini sul presunto “sistema Pavia”, che coinvolgono Mazza e il collega Mario Venditti — Aghemo e Rosso chiedono che vengano chiariti i metodi utilizzati durante quell’interrogatorio.

Gli imprenditori sostengono che i finanzieri abbiano esercitato pressioni per indurli a dichiarare contro altri indagati, prospettando vantaggi processuali in caso di collaborazione.




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