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Ноябрь
2025

Il medico di Ornella Vanoni: «Negli ultimi tempi era stanca, lunedì sarebbe venuta in Maugeri»

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Pavia. Alla Maugeri di Pavia Ornella Vanoni era di casa: «Negli ultimi quindici anni ho curato i suoi dolori e per me era diventata un’amica carissima più che una paziente. Sarebbe ritornata da noi domani per indagare su alcuni dolori di cui mi aveva detto al telefono venerdì, dopo che qualche tempo fa le avevamo curato la frattura di una vertebra. Prima di conoscerla la stimavo come artista: dopo ho imparato a stimarla come persona». Questo il ricordo di Cesare Bonezzi, già direttore del centro di terapia del dolore della Maugeri, dove oggi lavora come consulente: un luogo di riferimento per le persone affette da dolore persistente, che Vanoni ha frequentato a lungo. Nel 2018 (a 84 anni) la cantante volle esibirsi alle cliniche di Pavia con un concerto che si tenne nell’aula Salvatore Maugeri, di fronte un pubblico di centinaia di persone: il suo grazie per il sollievo ricevuto. «Qualche mese fa ci eravamo risentiti perché voleva farne un altro, anche se poi non ci siamo riusciti» aggiunge Annalisa Andaloro, direttrice artistica di Maugeri e responsabile dell’iniziativa Maugeri in arte, che coniuga cura e bellezza per alleviare il decorso dei malati.

«Alla fine era stanca»

Quello tra Bonezzi e Vanoni è un legame consolidato negli anni, e iniziato per consiglio di un altro specialista milanese che ha indirizzato l’icona della musica italiana presso le cliniche di Pavia. Un rapporto durato fino a oggi, proseguito secondo le oscillazioni di salute dell’artista, che ne ha parlato più volte: «Lunedì (domani, ndr.) vado in una clinica di Pavia dove sono bravissimi, mi fido, li conosco, mi metteranno a posto» ha detto Vanoni al Corriere. «Non posso entrare nei dettagli di salute ma sì, qualche problema l’aveva e negli ultimi tempi era stanca per i continui ricoveri per il cuore – prosegue Bonezzi –. E poi si chiedeva quando ne sarebbe venuta fuori dai dolori che aveva. Eppure desiderava rimanere attiva: quando preparava un’esibizione importante o un concerto passava da noi per farsi rimettere in sesto. Era seguita da tanti specialisti anche a Milano, ma poi diceva di venire da me per tirare le somme. In qualche modo, ero diventato quasi un consulente sanitario».

Un rapporto medico-paziente che, nonostante la confidenza, si è sempre sviluppato nel segno della discrezione: lei, che per i suoi amori travolgenti è finita più di una volta sotto i riflettori, come nel caso di Gino Paoli: «Di vita quotidiana parlavamo poco e tante cose non le posso raccontare – aggiunge il medico – ma qualcosa mi diceva: secondo me il suo grande amore era stato Hugo Pratt», cioè il celebre fumettista morto nel 1995 noto per aver inventato il personaggio di Corto Maltese: fu al lui che Vanoni dedicò la canzone Sogni. «Poi mi raccontava spesso delle sue ospitate, come quelle da Fabio Fazio». La fama di Vanoni è riuscita a travalicare le generazioni, diventando un’icona culturale anche per i più giovani oltre che un riferimento per gli artisti che sono arrivati dopo di lei, come il rapper Marracash (al secolo Fabio Rizzo) con cui Vanoni si fece ritrarre a cena nel 2023. La sua è stata una vita senza tabù, lontana dalle ipocrisie: non ha mai nascosto, per esempio, il suo rapporto con la marijuana, da lei descritta come un lenitivo per i pensieri che la tenevano sveglia la notte. «Era una sua abitudine che gli abbiamo sempre concesso – racconta Bonezzi – con me non ne ha mai parlato tanto, ma quando l’ha fatto non ci siamo opposti. Era un rito che gestiva con dignità, non lo faceva per sballarsi» aggiunge il dottore, che Vanoni volle ringraziare esibendosi in Maugeri.

Il concerto che voleva rifare

Di quel concerto tenuto sette anni fa si ricorda bene la direttrice artistica Andaloro: «Fu generosa con noi, suonò per quasi un’ora e mezza. Mi ricordo la sua trasformazione: prima di salire sul palco era un po’ affaticata, ma quando si mise a cantare tirò fuori un’energia insospettabile. Ho ancora impresso la sua gentilezza e il garbo che ha riservato a tutti, anche durante l’organizzazione del concerto per il quale si disse subito disponibile».




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