Buco da 1,6 milioni nel bilancio del Comune: mense maglia nera
Vigevano. Una voragine che tutti gli anni il Comune deve in qualche modo colmare. I servizi a domanda individuale, anche nel 2026, saranno lontanissimi da chiudere in pareggio, perdendo oltre un milione 665mila euro. Una cifra che, anche se è in linea con quella degli scorsi anni, espone a una serie di riflessioni. Dietro a questi numeri ci sono servizi di varia natura: dai parcheggi agli asili nido, dai bagni pubblici alle mense scolastiche. Ma il saldo è sempre negativo.
«La delibera che abbiamo approvato – commenta il sindaco Andrea Ceffa – è un passaggio obbligato appena successivo al via libera al bilancio di previsione per il prossimo triennio. Quando il tasso di copertura è inferiore al 100 per cento significa che l’amministrazione comunale interviene a sostegno di un servizio». L’unico di questi che chiude i conti in attivo è quello relativo ai parcheggi: impatto del personale quasi nullo; manutenzione minima e incassi certi. Il risultato è che per ogni euro speso dal Comune ne entrano quasi quattro. Ma tutte le altre voci sono in perdita, anche secca. Che dire dei due bagni pubblici di piazza Volta? La chiusura di quelli interni al parco Parri ne rende la presenza probabilmente utile, ma le entrate previste sono 600 euro (pari a 1.200 accessi, poco più di 3 al giorno) a fronte di oltre ottomila di manutenzioni e illuminazione.
scuole e cultura
In generale anche tutto il settore culturale è in deficit. Se la situazione dell’istituto musicale Costa è andata migliorando (quasi il 40 per cento dei costi è coperto dalle rette individuali), restano bassi gli introiti (almeno in confronto alle spese) di teatri, musei, torre civica e sale comunali. «Quando il teatro Cagnoni viene usato per uno spettacolo senza biglietto, per esempio per associazioni benefiche o iniziative come quelle dei Maestri Cantori, è normale che le spese vengano assolte dal Comune», evidenzia Ceffa.
Numeri in rosso anche per le scuole. Da tempo gli asili nido hanno personale esterno (infatti le spese si sono ridotte al minimo), ma restano da pagare bollette, manutenzione degli immobili e l’appalto a chi gestisce i servizi. Col 68 per cento, comunque, è tra i servizi più redditizi; va meglio per pre e post scuola, coperti all’82 per cento.
A incidere maggiormente sul deficit di questi servizi sono però le mense scolastiche, che introitano poco meno di 2 milioni 500mila euro all’anno, a fronte di quasi 3 milioni 700mila euro di spese. «Un pasto costa circa 5 euro e 80 – spiega l’assessore Massimo Boccalari –. La prima fascia di pagamento è di 3 euro e 80 centesimi, poi ci sono le gratuità che sono gestite direttamente dai servizi sociali. È normale che il contributo delle famiglie non passa coprire il servizio. Lo Stato attualmente si fa carico solo con un contributo che paga il pranzo alle insegnanti, come se fosse una sorta di buono pasto indiretto».
Far tornare i conti, insomma, non è facile, anche perché si tratta di servizi indispensabili e i cui costi a carico del cittadino non possono crescere a dismisura senza creare ulteriori problemi.oliviero dellerba
