La Russia offre vacanze termali ai familiari dei caduti in Ucraina: come il lutto diventa grottesco
Le guerre sono lutto e tragedia, dramma abissale, ma spesso, nelle pieghe, sanno dettare anche una cinica striscia di quell’umorismo nero come solo poteva uscire dalla matita di Quino. Mentre il confronto su una ipotesi di pace tra Russia e Ucraina sembra più uno sberleffo alle regole di una diplomazia bella e sepolta, e in attesa di poter scrivere un numero credibile di vittime, vuoi per la strage di soldati, vuoi per quella di civili che questa guerra (iniziata con una invasione) ha fatto; ecco, in attesa, c’è una notizia piccola, piccola che ci rinvia a quel grottesco che, in guerra, sa farsi strada tra un bambino morto e un moncherino che resterà a futura memoria della stoltezza e della prepotenza.
Eccola la notizia piccola, piccola: in Russia, a Novorossiysk, cittadina sul Mar Nero, le autorità cittadine hanno deciso di dare un riconoscimento ai familiari dei soldati morti in guerra: riceveranno un contributo per farsi una salutare vacanza alle terme.
Con fierezza e con soddisfazione lo ha comunicato il sindaco della città, Andrey Kravchenko. Allo scattare del 2026 – che, se ben ricordo, segnerà il quinto anno di quella guerra di invasione che doveva durare una settimana – allo scattare del nuovo anno – dicevamo – ogni genitore di un combattente morto al fronte potrà richiedere fino a 100 mila rubli (poco più di mille euro)per il pagamento delle cure termali.
Una svolta, perché fin qui questo lusso era concesso solo alle vedove di chi c’era rimasto secco in guerra. Solo alle vedove. Ora, vuoi mettere fare un bel pianto liberatorio a bagnomaria nella vasca di uno stabilimento termale, magari dall’architettura sovietica?! Non c’è pari, ci vuole culo nella vita.
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