Influenza, 1.200 pavesi al pronto soccorso nell’ultima settimana
Pavia. Considerando solo gli accessi in pronto soccorso nella provincia di Pavia, tra l’8 e il 14 dicembre a 1240 persone è stata fatta diagnosi di sindromi simil-influenzali, sindromi respiratorie o polmoniti, mentre due settimane fa erano state 779. Estendendo il dato alla Lombardia, sono 18996 gli accessi dell’ultima settimana contro i 13420 di due settimane fa.
I dati
Regione Lombardia raccoglie i dati a cadenza settimanale. Come è naturale visto il periodo dell’anno, quasi tutti i numeri sia di accessi che di ricoveri per influenza e simili sono in aumento costante nelle ultime settimane. L’impennata delle ultime due permette di dire che ci troviamo vicino al picco, che potrà essere individuato solo quando inizierà un calo.
Tra le tre sindromi prese in considerazione, quelle respiratorie sono le più diffuse in pronto soccorso. Nella cinquantesima settimana dell’anno Ats Pavia ha registrato 628 accessi per questa casistica, in aumento di una ventina rispetto ai sette giorni precedenti e di quasi 200 rispetto a due settimane prima.
Secondo gradino del podio per la categoria Ili, che sta per “influenza-like illness” e quindi sindromi simil-influenzali. L’ultimo dato disponibile ha fatto registrare 456 accessi, in aumento anche in questo caso di quasi 200 in due settimane.
La statistica è più contenuta per le polmoniti, ma l’aumento più significativo. Sono 156 accessi tra l’8 e il 14 dicembre, 112 la settimana prima e 29 quella ancora precedente. In quattordici giorni si traduce in un aumento superiore al 164 per cento.
Sommando tutte e tre le sindromi prese in considerazione, questi accessi in pronto soccorso hanno rappresentato un terzo del totale in provincia di Pavia. Il 30 per cento contro il 20 per cento registrato due settimane prima.
Le fasce più colpite
Nel report regionale i dati sono divisi anche per fasce d’età. Quella tra zero e nove anni è la più colpita per le sindromi respiratorie e le simil-influenze. Per il primo caso in Lombardia sono stati registrati 4372 casi, per il secondo 2818. Solo per le polmoniti la fascia più colpita è un’altra, quella degli over 70, con 589 accessi. La 0-9 anni segue con 467.
A giocarsi le prime posizioni in senso positivo sono altre due categorie. Ad aver ricevuto meno diagnosi di polmoniti e sindromi respiratorie è la fascia che va dai 10 ai 19 anni, rispettivamente 129 e 945. Per le sindromi simil-influenzali l’unica fascia con un dato migliore è quella tra i 50 e i 70 anni, con 619 accessi registrati.
Il piano regionale
In risposta all’aumento stagionale delle infezioni respiratorie acute, testimoniato dall’incremento degli accessi ai pronto soccorso, Regione Lombardia ha disposto la fase “Attivazione Ps” del Piano epidemico regionale e il rafforzamento dei servizi, con l’attivazione degli hotspot infettivologici.
Si tratta di un'iniziativa sperimentale che ha l’obiettivo di migliorare la gestione delle sindromi respiratorie virali durante i mesi invernali. Sono luoghi che offrono supporto ai cittadini sul territorio nelle fasce orarie in cui non è prevista l’attività ordinaria dei medici di Medicina generale. Per avere accesso si deve chiamare il numero 116117, al quale risponderà un operatore che poi metterà in contatto con un medico. Sarà quest’ultimo a stabilire se il paziente avrà bisogno di una visita nell’hotspot. Qui il personale effettua visite e accertamenti e prescrive le terapie necessarie.
In provincia di Pavia la sede è nell’ospedale di Broni Stradella (ambulatorio 2, piano 1) ed è aperta tutti i giorni dalle 20 alle 24. Da ieri è attivo un secondo hotspot nella Casa di comunità di Pavia, dove si visiterà il sabato dalle 15 alle 19.
Sovraffollamento in pronto soccorso
Il pronto soccorso per definizione accoglie le emergenze, ma per il primario del reparto al policlinico San Matteo di Pavia non sempre è così. «C’è chi arriva per un colpo di tosse o un raffreddore – dice Stefano Perlini –, così si crea sovraffollamento e a risentirne è tutto il sistema».
In coincidenza con l’impennata dei casi di influenza stagionale, gestire gli accessi in pronto soccorso si fa più complicato. «È un aumento prevedibile e previsto – spiega il primario –, ma serve la collaborazione di tutti per contrastarlo. I primi devono essere i pazienti, che devono scegliere il pronto soccorso solo per le emergenze».
In caso contrario è meglio prediligere un controllo dal medico di famiglia: «Il sistema è studiato per non sovraccaricare le strutture ospedaliere e non togliere energie a chi ci lavora dentro, ma soprattutto non togliere spazio a chi ne ha più bisogno».
Le vaccinazioni
«Oltre due milioni di vaccinazioni a livello regionale sono un buon risultato, ma si può fare meglio e siamo ancora in tempo per farlo». È il parere di Fausto Baldanti, responsabile del CeReMi, Centro regionale malattie infettive.
Il medico ricorda che i centri vaccinali sono ancora attivi e non è troppo tardi per proteggersi. «Vale ancora la pena di vaccinarsi perché più l’influenza circola più è pericolosa, soprattutto per le persone fragili – spiega Baldanti –. Quando sentiamo parlare di un’ondata più aggressiva non lo è tanto per il virus in sè, quanto più per il numero di casi. È una questione statistica: ci sono più infetti rispetto allo stesso periodo in anni passati e quindi è normale che aumentino anche i pazienti con sintomi più gravi».
L’appello per proseguire con le vaccinazioni è arrivato anche dall’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso. «La vaccinazione resta uno strumento fondamentale di prevenzione, soprattutto in una fase di incremento stagionale delle infezioni respiratorie – ha detto Bertolaso –. Continuiamo a invitare i cittadini ad aderire alla campagna, in particolare le persone più fragili».
