I primi 115 anni dell’Unione sportiva Vigor di Ivrea, una storia di imprese epiche di passione
IVREA. Il Canavese e le due ruote, un binomio che è sempre esistito. Numerose le società sportive che nacquero nei primi del Novecento. Compagini che rimangono nei ricordi e sodalizi che hanno fatto la storia dello sport piemontese e nazionale. Rimangono foto ingiallite e voci flebili di chi aveva partecipato a imprese epiche. Una unione sportiva però vive ancora.
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Nel corso dei suoi 115 anni di età è cambiata, ha cresciuto grandi campioni delle due ruote e che ancora oggi non tradisce il suo spirito. È l’Unione Sportiva Vigor Ivrea. Il libro appena uscito di Paolo Ghiggio, dal titolo "U.S. Vigor Ivrea, la storia continua" (Atene del Canavese), ripercorre in tutti i suoi particolari la il cammino fatto dalla compagine eporediese. «La storia della Vigor è importante perché è la storia del Canavese – dice – . Quando mi hanno proposto di scrivere un libro sulla Vigor ho ripensato alla mia infanzia, a mio padre che era uno dei suoi più appassionati tifosi e, se andavo bene negli studi, il premio era andare con lui in macchina dietro la corsa».
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Vigor nasce nel 1910 e i suoi iscritti, fra le mura dell'oratorio San Giuseppe d'Ivrea, praticano vari sport: ginnastica, atletica, pallacanestro, calcio e ciclismo. Passa la guerra, passa il fascismo. Nell'Italia della rinascita, precisamente nel 1948, Vigor riprende la sua attività e si dedica esclusivamente al ciclismo. È un anno di grande fermento e di grandi speranze. Il Quartetto Cetra cominciava ad essere famoso, Fiorenzo Magni vince il Giro d'Italia e Bartali trionfa al Tour de France. Un trionfo che ebbe un grande impatto in Italia, in un periodo di forti tensioni politiche dopo l'attentato a Palmiro Togliatti.
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In questo clima la Vigor comincia a mettere i primi tasselli della sua ricostruzione e nasce la prima maglia: bianca con fascia nera. E la Vigor non è solo gare: diventa un punto di aggregazione sociale in una Ivrea che cominciava a risollevarsi dopo i disastri della guerra. «Tutti gli anni a carnevale la società sportiva organizzava il ballo dei bambini nelle stanze di Palazzo Giusiana – continua Ghiggio – era un appuntamento che non si poteva perdere». Quella della Vigor diventa una storia di campioni, un affresco del ciclismo eporediese. È un panorama costellato da grandi personaggi come Antonio Airoldi, sponsor e mecenate del ciclismo locale, che fu presidente della Vigor dal 1946 al 1952 e il commendator Domenico Sonza per anni presidente della società. Nel panorama locale, la Vigor si misurava con la "corazzata" del Gruppo sportivo ricreativo Olivetti, la squadra che spesso dominava le competizioni. L'attività agonistica della Vigor proseguì ininterrottamente sino agli anni Sessanta con importanti allori di suoi ciclisti tra i quali spiccano i nomi di Franco Biava e Giovanni Carozzi. E negli anni cinquanta prende il volo la carriera di Riccardo Filippi, gregario di Fausto Coppi.
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«Tutte le società sportive erano luoghi di grande aggregazione – continua Ghiggio – e questa aggregazione si è poi radicata nel territorio. Nel dopoguerra si usciva da una situazione disperata e i ragazzi avevano bisogno di questi momenti. Anche adesso le società sportive diventano importantissime nel trasmettere regole precise ai ragazzi».
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Nel 1969 nasceva la nuova Vigor e gli atleti indossano una nuova divisa: sempre bianca con fascia nera ma con la scritta US vigor più evidente sul fondo bianco. Dal 1974 la società si dedica esclusivamente al cicloturismo sino raggiungere nel corso degli anni oltre 120 iscritti con partecipazioni a raduni regionali, nazionali e organizzando molteplici manifestazioni come il Giro del Col de Joux, il trofeo delle Alpi a Tavagnasco. Ma i vigorini non hanno mai dimenticato la passione per le imprese epiche. Lo testimoniano le diverse gran fondo a cui ogni anno partecipano. Sfide come le strade bianche a Siena e giornate trascorse su percorsi che hanno fatto la storia del ciclismo dalla Milano-Sanremo, alla scalata dell’Alpe d’Huez, dalla cima del Mont Ventoux alle Tre Cime di Lavaredo. La Vigor non è solo un nome negli annali del ciclismo, ma un pezzo della storia di Ivrea.
