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Teyana Taylor vince il Golden Globe e lo dedica “alle piccole ragazze nere”: “La nostra luce non ha bisogno di permesso, la nostra dolcezza non è un difetto. I nostri sogni meritano spazio”

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Le lacrime arrivano prima delle parole. Teyana Taylor piange, ride, abbraccia chiunque le capiti a tiro – anche Julia Roberts, incrociata mentre sale sul palco – e poi prende fiato. È il momento che segna una svolta nella sua carriera: alla cerimonia dei Golden Globe 2026 vince come Miglior Attrice Non Protagonista per One Battle After Another, film diretto da Paul Thomas Anderson. È la sua prima candidatura ed è già una vittoria, anche perché è riuscita a sbaragliare una concorrenza forte – da Emily Blunt ad Ariana Grande.

Taylor viene premiata per il ruolo di Perfidia Beverly Hills, un personaggio che ha colpito critica e pubblico, tanto da aprire la serata: la statuetta per la miglior non protagonista è infatti il primo premio consegnato della notte. Emozionata, l’attrice si rivolge subito a chi l’ha “vista”: “Grazie ai votanti dei Golden Globe per avermi riconosciuta e per avermi ricordato che ogni scopo trova sempre il suo momento”, dice dal palco.

Nata il 10 dicembre 1990, 35 anni, cresciuta dalla madre – che è anche la sua manager – Taylor è madre di due figlie, Junie e Rue Rose. Ed è a loro che pensa mentre parla. Sa che la stanno guardando dal Beverly Hilton, dove si tiene la cerimonia, e scherza: “Spero che abbiate smesso di stare su quei dannati telefoni e mi stiate guardando adesso”. Il discorso diventa subito familiare: “Alla mia mamma e al mio papà: siete sempre al primo posto nella mia classifica. Vi voglio tanto bene. Grazie per essere qui con me stasera”. Poi allarga lo sguardo alla sua “tribù”: “La mia forza, la mia gioia, il mio promemoria quotidiano che l’amore è un’azione, non solo una parola. Tutto ciò che faccio è radicato in questa verità”. Non manca il ringraziamento al regista. Taylor cita Paul Thomas Anderson con affetto e ironia: “Grazie per la tua visione, per la fiducia e per la tua brillantezza. La mia gratitudine è infinita”. E lo definisce, sorridendo, “Paul ‘Let him cook’ Thomas Anderson”.

Ma è la chiusura del suo discorso a fare subito il giro del web su social e quotidiani, perché unisce esperienza personale e dichiarazione politica. Taylor guarda oltre la platea e parla direttamente a chi è a casa: “Alle mie sorelle nere e alle piccole ragazze nere che ci stanno guardando stasera: la nostra dolcezza non è un difetto. La nostra profondità non è eccessiva. La nostra luce non ha bisogno di permesso per brillare. Apparteniamo a ogni stanza in cui entriamo. Le nostre voci contano. I nostri sogni meritano spazio”.

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