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“L’unica foto che non vedrò mai è la mia da morto”: Oliviero Toscani raccontato nel nuovo documentario su Sky Arte

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“L’unica foto che non riuscirò mai a vedere è la mia da morto”. Oliviero Toscani. Chi mi ama mi segua – in esclusiva su Sky Arte il 13 gennaio alle 21 – si conclude con una risata di Toscani stesso che seppellirà il mondo. E un omaggio all’immensità creativa di un unicum mondiale, morto un anno fa a Cecina a 83 anni, non poteva che ripercorrere ed esaltare uno spirito così irriverente, unendo supersonicamente i puntini, clack dopo clack delle diapositive che scorrono, rulli di negativi che esondano, di una vita irrefrenabile, inesausta (“non mi sono mai annoiato, non sopporto chi mi dice di essere stanco”) a scattare foto che cambieranno letteralmente il mondo. La prima è già malizia e magnetismo di un 14enne che seguendo il padre, fotoreporter del Corriere spedito a Predappio nell’agosto del 1957 per immortalare la tumulazione di Mussolini, scorge tra la folla una donnina minuta vestita di nero mezza nascosta tra marcantoni, donna Rachele. Dal realismo beffardo alla metaforico/simbolico spinto il passo è breve.

“Le cose vere succedono se non sono pianificate”. E Toscani letteralmente scavalca le regole dello spazio e del tempo andando a ribaltare alfa e omega della fotografia di moda in quel di una New York finto maledetta tra Warhol e Patti Smith (che impreziosisce di poesia e politica il documentario) facendo saltellare, ridere, muovere le modelle. “Chi mi ama mi segua” sarà lo slogan stampigliato su due splendide chiappe coperte da un succinto jeans nel 1971. I Jesus Jeans scomoderanno Pasolini sul Corriere, la Chiesa e Lotta Continua. La pubblicità per vestiti e abiti non sarà più la stessa. Toscani è controcultura purissima, torsione umana attorno all’obiettivo. Infrangere le regole della moda poi è nulla a confronto di quello che succederà appena dopo. “Toscani non è un fotografo, ma un’artista che ha scelto il medium della foto”, spiegano amici e conoscenti nel documentario. E nel 1980 ecco il big bang. Tramite Elio Fiorucci Toscani conosce Luciano Benetton e il messaggio nella cornice della moda (il marchio verdolino United colors of Benetton) diventa pensiero.

Toscani fotografa preti e suore che si baciano, cavallo nero che monta cavallo bianco, piazzerà un condom chilometrico sull’obelisco di Parigi, spoglierà Luciano Benetton mettendolo pure in una vetrina. Poi ci sarà il neonato fotografato ancora tumefatto appena partorito, la celebre foto del moribondo di Aids, i ritratti dei condannati a morte negli Stati Uniti, le modelle anoressiche, il rullo di prodotti sopra le immagini terribili delle guerra nella ex Jugoslavia. L’immagine al centro della comunicazione come nessuno prima di lui. Estroso, funambolico, spesso con luce sovraesposta, il click toscaniano è un pugno nello stomaco, è l’attivazione dell’ “essere osservati”, è l’ovvio che diventa sovversivo. Oliviero Toscani. Chi mi ama mi segua è diretto da Fabrizio Spucchies e da lui scritto con Mariaromana Casiraghi.

L'articolo “L’unica foto che non vedrò mai è la mia da morto”: Oliviero Toscani raccontato nel nuovo documentario su Sky Arte proviene da Il Fatto Quotidiano.




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