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Punta Espada, golf ed emozioni ai Caraibi

D’inverno i golfisti sono costretti a tenere la sacca a riposo, anche se i più accaniti si avventurano su fairway imbiancati e green gelati bardati come gli esploratori dell’Antartide, e così capita di immaginare di trovarsi a giocare su quei campi che in qualche parte del mondo sono inondati dal sole, accarezzati dal mare e con un tappeto erboso immacolato. Uno di questi posti potrebbe essere sicuramente il Punta Espada, a sud di Punta Cana, la città più importante di La Altagracia, una delle 31 province della Repubblica Dominicana. Il Punta Espada è un paradiso golfistico uscito dal genio creativo di Jack Nicklaus che ha sfruttato come meglio non si poteva una striscia di terra e sabbia affacciata direttamente sull’Oceano nella parte orientale dell’isola.

Si tratta di un percorso “signature”, vale a dire il massimo livello della progettualità fornito dallo studio di design golfistico dell’Orso d’Oro, uno dei più prestigiosi del mondo. E’ stato inaugurato nel 2007, un periodo durante il quale in quell’area della Repubblica Dominicana si sono costruiti diversi campi da golf. L’isola caraibica è oggi tra le destinazioni golfistiche più gettonate sia per la quantità di percorsi presenti che per la loro bellezza. Punta Espada sin da subito è entrato a far parte della lista dei campi più belli dei Caraibi e non solo. E’ difficile confutare questo giudizio perché il tracciato è davvero spettacolare con metà delle buche del tracciato affacciate su un mare da incanto come quello caraibico.

Fin dall’ingresso nella lussuosa clubhouse dall’architettura moderna con linee squadrate si avverte la sensazione di essere entrati in un posto esclusivo. La manutenzione del campo è di qualità molto elevata con un tappeto erboso uniforme per consistenza e colore che offre sin dal primo tee shot un colpo d’occhio spettacolare. La buca iniziale è un corto par 4 non troppo interessante, addirittura quasi banale. Ma non bisogna farsi ingannare dalla prima impressione. Già al par 5 della buca 2, la più impegnativa di Punta Espada con i suoi 550 metri di lunghezza con il vento spesso contrario, ci si rende conto della qualità del disegno e della bellezza del posto. Il fairway si sviluppa lungo un’insenatura con il green che si protende come una penisola dentro il Mar dei Caraibi. Il contrasto cromatico tra il verde del campo, il bianco della spiaggia e l’azzurro del mare è uno spettacolo che fa dimenticare i brutti colpi.

Nelle buche successive si continua a giocare a ridosso della scogliera per poi rientrare verso l’interno, ma con la vista dell’oceano quasi sempre a portata di mano. Davvero molto singolare è la soluzione adottata da Jack Nicklaus per la buca 10, un par 4 medio-lungo dove è stato disegnato un green a isola circondato da un unico enorme bunker di sabbia bianchissima. I colori e i rumori dell’oceano rientrano prepotentemente in gioco alle buche 12 e 13 anche se, come si conviene a un grande campo, lo spettacolo migliore arriva nel finale con le ultime buche, due par quattro piuttosto delicati che costeggiano il mare.

Impossibile non emozionarsi sul tee della 17, una buca corta ma nella quale bisogna far volare il primo colpo sopra l’oceano per raggiungere la zona tranquilla del fairway. Se il mare è un po’ mosso, evento abbastanza frequente da queste parti, gli spruzzi delle onde che si infrangono sulle rocce arrivano fin sul battitore di partenza aggiungendo maggiore pathos all’emozionante tee shot. La buca 18 mette insieme nel modo migliore sia l’aspetto spettacolare, con l’oceano che la costeggia dall’inizio alla fine, che quello della difficoltà tecnica con i suoi 400 metri di lunghezza e un green posizionato a ridosso del mare.

Nel complesso Punta Espada non è un campo particolarmente difficile a condizione che lo si giochi dai tee più adatti al proprio livello di gioco. E’ vero che l’acqua dell’oceano è spesso in gioco, anche se il suo ruolo è spesso prettamente scenografico, ma è altrettanto vero che la larghezza dei fairway è così generosa da perdonare anche i più sballati dei colpi fuori linea. I green, belli e compatti, sono quasi sempre sinceri con linee e pendenze identificabili anche da occhi non particolarmente esperti. Punta Espada è un campo pensato per quei golfisti, e sono la maggior parte, che vengono da queste parti per divertirsi e ammirare una location da sogno, anche se, come è nello stile di Nicklaus, si può trasformare in un eccellente test per giocatori più bravi scegliendo di usare i back tee. Non solo il campo diventa più lungo (si arriva a quasi 6.700 metri) ma cambia la visuale della maggior parte delle buche.

La Repubblica Dominicana da tempo ha puntato sul golf come attrazione turistica. Tutto è cominciato negli anni ’60 con la realizzazione del complesso La Romana, un’immensa struttura turistica dove si trovano diversi campi da golf tra i quali il Teeth of the Dog, il più famoso dei percorsi caraibici. Recentemente lo sviluppo turistico si è spostato verso la costa di Punta Cana, 200 km. a est della capitale Santo Domingo, con la realizzazione di molti insediamenti immobiliari con nuovi resort, hotel e campi da golf tra i quali spicca, per la sua bellezza e fascino, Punta Espada. Non è un campo particolarmente economico (il green fee varia dai 300 ai 400 dollari a seconda della stagione e dell’orario di gioco) ma bisogna ricordare che da queste parti le tariffe sono “tarate” sul turismo che arriva dagli Stati Uniti. Il green fee comprende il golf cart, un caddie, le palline di pratica e l’utile yardage book del tracciato.

 

L'articolo Punta Espada, golf ed emozioni ai Caraibi proviene da Aigg Magazine.




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