Strambino, in mille ai funerali dell’agente Landriscina
Strambino
Almeno un migliaio tra colleghi, amici, autorità civili e militari e compaesani hanno preso parte ieri ai funerali di Alessandro Landriscina, l’agente della polizia penitenziaria morto a 51 anni, nella notte tra il 6 e il 7 gennaio, in un incidente stradale mentre tornava a casa a Strambino al termine del suo turno di lavoro. L’uomo lascia la moglie Loretta, i figli Michele, di 24 anni e Noemi, 18. La grande partecipazione registrata per la recita del Rosario, la sera di mercoledì 14, ha suggerito alle autorità di chiudere al transito la centrale piazza della chiesa in concomitanza con il funerale.
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Decine di agenti e dirigenti della penitenziaria in divisa, hanno accolto all’ingresso della chiesa parrocchiale e scortato la bara di legno chiaro, coperta dalle rose rosse, dal cappello della divisa e dalla foto di Alessandro Landriscina. La cerimonia religiosa è stata presieduta dal vescovo di Ivrea Daniele Salera con il parroco don Maurizio Morella.
«Non vogliamo lasciare soli voi familiari e gli agenti - ha spiegato il vescovo nella sua omelia - nel portare questo grande dolore per la lacerazione improvvisa che vi ha pesantemente colpito come un vero uragano».
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Tra i numerosi ricordi Landriscina, c’è la testimonianza dell’avvocato della famiglia, Celere Spaziante, da anni anche amico del compianto agente penitenziario. «Avevo una conoscenza personale e professionale con Alessandro Landriscina – ha spiegato l’avvocato, che ha aggiunto –. Mi fa piacere sottolineare le qualità di un eccellente servitore dello Stato, che ha rivestito diversi incarichi, riuscendo a ricoprire tanti ruoli diversi, nella casa circondariale di Ivrea, dove ha prestato servizio sin dal 1998». «Vorrei inoltre sottolineare - ha poi concluso Spaziante - che ha lasciato un grande vuoto non solo tra i colleghi ma, per la delicatezza di un ruolo che Alessandro ha saputo sempre svolgere in maniera impeccabile, anche della popolazione detenuta, con il ricordo di un servitore dello Stato orgoglioso della divisa che indossava».
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A confermare la stima e l’affetto per Landriscina sono stati i vari interventi che hanno concluso la cerimonia funebre, con le suggestive note del silenzio di ordinanza. I familiari hanno ricordato con commozione nei loro interventi il congiunto: «Ci manchi, ma ciò che sei stato non può essere cancellato». Nei saluti in chiesa al termine del rito funebre, prima del trasporto della salma al tempio crematorio di Mappano, alcuni agenti della penitenziaria hanno ricordato tra l’altro l’animo nobile del collega Alessandro che: «c’era sempre nel suo servizio allo Stato ed oggi, mentre gli diamo l’ultimo saluto, promettiamo al collega che continueremo a svolgere il nostro lavoro». Poi, rivolti ai figli, hanno aggiunto che «la grande partecipazione di oggi è la migliore testimonianza del sincero affetto che vi circonda e per questo potete essere certo davvero orgogliosi di quello che nella sua vita, non solo professionale, ha saputo fare vostro padre».
