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Carney va da Xi e rompe gli equilibri: Ottawa sfida l’America di Trump

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Ottawa sfida la riedizione della Dottrina Monroe, promossa da Donald Trump. Recatosi in visita a Pechino per incontrare Xi Jinping, il premier canadese, Mark Carney, ha celebrato i rapporti del suo Paese con la Cina. “È importante avviare questa nuova partnership strategica in un momento di divisione”, ha dichiarato, rivolgendosi al presidente cinese e sottolineando la volontà di intensificare la cooperazione in aree come energia, agricoltura e finanza. “Si può dire che il nostro incontro dell’anno scorso ha aperto un nuovo capitolo nel percorso di miglioramento delle relazioni tra Cina e Canada. Lo sviluppo sano e stabile delle relazioni tra Cina e Canada è al servizio degli interessi comuni dei nostri due Paesi”, ha replicato Xi.

Insomma, Ottawa punta a rafforzare i suoi legami con Pechino. Il che entra ovviamente in rotta di collisione con il “Corollario Trump” alla Dottrina Monroe, sulla cui base Washington mira a consolidare la propria influenza sull’Emisfero occidentale, estromettendo le potenze considerate ostili. Negli ultimi dodici mesi, i rapporti tra Stati Uniti e Canada sono stati abbastanza tesi. Trump ha più volte affermato di volere che il Paese confinante diventasse il cinquantunesimo Stato dell’Unione. Non sono poi mancate significative fibrillazioni commerciali tra Washington e Ottawa. Un ulteriore nodo riguarda infine il Venezuela. Incamerando il petrolio di Caracas dopo la cattura di Nicolas Maduro, Trump ha posto le condizioni per ridurre la dipendenza degli Usa dal greggio del Canada. È soprattutto per questo che Carney sta cercando di consolidare i rapporti energetici con la Repubblica popolare.

In questo quadro, è assai probabile che il viaggio del premier canadese a Pechino irriterà significativamente la Casa Bianca: quella Casa Bianca che punta a ridurre il più possibile l’influenza economica e geopolitica del Dragone nell’Emisfero occidentale. In tal senso, agli occhi di Trump, il dossier venezuelano è collegato a quello panamense e anche a quello groenlandese. Su tutti questi fronti, il presidente statunitense ha infatti messo nel mirino principalmente Pechino. Trump vedrà quindi nelle manovre filocinesi di Ottawa una sfida alla sua strategia di sicurezza nazionale, anche perché l’inquilino della Casa Bianca vorrebbe includere il Canada nel progetto Golden Dome: il sistema di difesa missilistico che, l’anno scorso, fu aspramente criticato dal governo cinese.




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