Australian Open, Sinner: “Cahill è il papà del team. Federer? Il più magico di tutti i tempi”
Cresce l’attesa a Melbourne Park per il primo Slam del 2026. L’Australian Open regala sempre positive vibes e tutti i giocatori lo testimoniano con tanti sorrisi e un’allegria difficile da contenere: del resto, se lo chiamano Happy Slam un motivo ci sarà. Chi è sempre felice di tornare in Australia è sicuramente Jannik Sinner, che a Melbourne coltiva alcuni dei ricordi più belli della sua carriera con il suo primo successo Slam e il bis dello scorso anno. Dovesse vincere anche quest’anno, al n. 2 del mondo riuscirebbe un’impresa che nell’Era Open soltanto Novak Djokovic è stato in grado di compiere: conquistare l’Australian Open per tre anni di fila. Durante la giornata di venerdì si sono tenute diverse conferenze stampa durante il media day, tra cui ovviamente quella dell’azzurro (qui ve ne riportiamo un estratto), che successivamente ha giocato un match di esibizione con Félix Auger-Aliassime, vinto al super tie-break 6-4 4-6 10-4.
Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport: Federer ha detto che quando ti ha visto giocare a Wimbledon contro Dimitrov si è immaginato come sarebbe stato giocare contro di te. Ti ha fatto piacere? Vi siete visti? Hai mai immaginato come avresti giocato contro di lui?
Jannik Sinner: “Non l’ho ancora visto qui a Melbourne, ma sicuramente almeno una volta avrei voluto affrontarlo in una partita ufficiale, giusto per sapere com’era. Ogni giocatore è diverso non solo come gioco ma anche come approccio: sicuramente lui gioca in maniera molto simile a Grigor, ma sono comunque due giocatori diversi. Grigor ha giocato benissimo quella partita, cambiando tantissimo il ritmo, e sicuramente lui ha visto le mie debolezze, soprattutto nella combinazione tra l’erba e quel tipo di gioco. Durante la preparazione abbiamo lavorato tanto su quella parte lì, per essere più pronti per la prossima sfida simile a questa. Però sì, mi avrebbe fatto molto piacere affrontarlo, forse Roger è il giocatore più magico di tutti i tempi… ma sono arrivato un pelo troppo tardi!”
D. Quanto è importante per te avere Cahill nel team e quali sono i vostri piani per il futuro?
Jannik Sinner: “Darren è importantissimo per tutti noi, ha una grandissima esperienza. Ormai non mi conosce più solo come giocatore, ma anche come persona: è davvero molto importante. È colui che ha tutto sotto controllo! Per il team è come un papà, è bello averlo con noi, ti senti sicuro. Vedremo che cosa accadrà quest’anno”.
Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport: In cosa consiste questa calma che trasmette Darren? E che differenze ci sono con Vagnozzi? Proprio a livello umano, non tecnico.
Jannik Sinner: “Ci sono sicuramente un po’ di anni di differenza, Simone è un po’ più giovane anche nel suo modo di vivere certe situazioni, mentre Darren ha un’esperienza incredibile nel circuito. Ha una famiglia fantastica con la moglie e i suoi due figli, lui è sempre riuscito a dare il meglio sia in campo che fuori dal campo. Quando ho dei problemi parlo con lui, invece con Simone parlo di altre cose, di altri problemi, quindi questa combinazione mi aiuta tantissimo anche fuori dal campo. Avendo 24 anni non posso sapere tutto in modo perfetto, questa combinazione mi aiuta tantissimo. Mi servono le persone che mi capiscono umanamente. Anche in campo si combinano in maniera incredibile, dividendosi le parti da allenatore”.
D. Dopo lo US Open hai detto di voler lavorare sulla varietà di gioco per avere più armi. Su che cosa hai voluto lavorare durante l’off-season?
Jannik Sinner: “Abbiamo lavorato molto sulla transizione a rete e abbiamo cambiato un paio di cose al servizio, ma si tratta di piccoli dettagli. Durante i primi match cerchi di abituarti a sentire di nuovo il ritmo partita, poi dopo provi ad aggiungere qualcosa. Abbiamo lavorato tanto anche a livello fisico, le partite possono diventare non solo molto lunghe, ma anche intense: è importante restare quanto il più possibile al top fisicamente. La stagione è lunga, è importante saper gestire il tuo corpo.”.
Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport: Ti abbiamo visto in bici, sui kart, a golf… Tu sei molto competitivo in tutto, ma cos’è per te la competizione? È più una sfida con te stesso o con gli altri?
Jannik Sinner: “La competizione a me serve proprio nella vita in generale, perché sennò mi annoio… Mi piace confrontarmi con gente di qualsiasi livello, la competizione è una cosa naturale dentro di me. Cerco di alzare il livello in qualsiasi cosa, poi in alcuni sport ce la faccio, in altri invece se non li fai spesso, tipo il golf, non ce la fai a giocare meglio. Però mi piace provare cose nuove, ogni sport ti dà una sensazione totalmente diversa“: è bello poter fare tanti sport e provare”.
D. Che pressione c’era nel giocare il 1 Point Slam? Hai giocato tante grandi partite, ma che cos’è passato nella tua testa quando hai affrontato un amatore e hai sbagliato il servizio?
Jannik Sinner: “Onestamente non ero un grande fan all’inizio, ma quando sei lì che giochi e guardi gli altri giocare è molto divertente. Avere lo stadio pieno prima dell’inizio del torneo è fantastico, poi l’epilogo direi che è stato perfetto. È stato diverso: non ti riscaldi, aspetti magari 40 minuti per giocare un punto o magari neanche giochi perché il tuo avversario fa un errore. È stato divertente da giocare, ma soprattutto da guardare”.
D. L’anno scorso hai parlato di quanto fosse difficile in questo momento per te vivere questo torneo e per un momento hai detto di aver pensato di fare un passo indietro rispetto al tennis. Puoi dirci di più su quel momento?
Jannik Sinner: “L’anno scorso ero sicuramente in una situazione molto diversa, non sapevo esattamente che cosa sarebbe successo. Ho cercato di godermela mentre andavo in campo, ma i pensieri ti restano in testa. È stato difficile, anche se ora è complicato parlarne perché so come va a finire. Però è stato difficile per me e per la mia famiglia, ho cercato di stare bene insieme alle persone a cui voglio bene: a volte ha funzionato, altre no. Però alla fine credo che tutto accada per una ragione: quella situazione mi ha reso ancora più forte come persona. Oggi vedo le cose in modo molto più maturo. Poi mi sono circondato di persone fantastiche, sono molto contento di chi ho intorno a me. Sono molto felice di questo, poi tutto quello che arriverà sul campo sarà un extra. Vivo lo sport in maniera diversa adesso: do tutto quello che ho, ma la vivo in un modo diverso, più rilassato”.
